Sotto lo striscione “Costruiamo Ponti e abbattiamo i Muri”, i bambini della scuola Primaria e dell’Infanzia de Amicis e Montessori, facenti parte dell’Istituto Comprensivo Terzo Circolo di Vibo Valentia, guidato dal Dirigente Scolastico Alberto Capria, martedì 19 Novembre, hanno intrattenuto un nutrito pubblico di genitori e nonni sulla scalinata della Cerasarella.
Guidati dai docenti e sotto lo sguardo attento dell’assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Vibo Valentia, dottoressa Franca Falduto, in occasione della celebrazione del trentennale della caduta del muro di Berlino, hanno dato all’ evento una loro personale e originale interpretazione esibendosi con riflessioni, musiche e rappresentazioni varie con l’unico intento di lanciare i loro messaggi di solidarietà e di pace.

A distanza di trent’ anni, da quel 9 novembre 1989, quando venne abbattuto il muro di Berlino, simbolo della guerra fredda e barriera fisica e simbolica fra due mondi estremamente diversi, i piccoli allievi hanno metaforicamente costruito un muro, emblema dei tanti muri che ancora oggi nel mondo dividono un popolo da un altro, separano ricchi e poveri, discriminano, tolgono speranza e futuro, di quei muri interiori che ognuno di noi rischia di costruirsi, muri fatti di paura, pregiudizi, indifferenza, odio, egoismo.

Sulle note dell’Inno alla gioia i bambini più piccoli con delle bandierine e delle mani colorate lo hanno abbattuto, come promessa ad essere abbattitori di muri e costruttori di ponti, scrivendo delle frasi che hanno presentato con la loro disarmante semplicità, impegnandosi ad essere creatori di un futuro nuovo di speranza e di pace in cui non esistono muri.
La celebrazione per il trentesimo anno della caduta di quello che è stato sinonimo di morte, tortura e paura, è stata l’occasione per riflettere non solo sulla Storia passata, ma altresì sul fatto che la costruzione di muri e la chiusura dei porti, sono pratiche diffuse anche nel mondo d’oggi.

Nelle aule della Scuola de Amicis si è diffusa sempre più la consapevolezza della necessità di un lavoro comune che tenda ad educare ad una cultura dell’incontro, capace di far cadere tutti i muri che ancora dividono il mondo, e non accada più che persone innocenti siano perseguitate e perfino uccise a causa delle loro idee, del colore della pelle, del loro credo e della loro religione e siano separati da altri muri.
Lavorare alla demolizione di questi muri significa creare un ponte verso gli altri, a cominciare dal nostro vissuto quotidiano nella consapevolezza che bisogna credere e riappropriarsi del coraggio ad essere nuovamente “Essere umani”.

I muri che gli alunni si sono impegnati ad abbattere non sono solo i muri di pietra e di cemento, ma anche tutte le barriere invisibili che spesso si interpongono tra gli uomini, creando situazioni di difficoltà nella convivenza civile. Educare alla costruzione di un mondo senza conflitti e soprattutto ritrovare quello che è rimasto di umano in ciascuno di noi, per trasformare l'utopia di un mondo senza confini e senza schiavitù in progetti di cultura e di civiltà, è la priorità della Scuola De Amicis che non mira unicamente a promuovere saperi e conoscenze, ma si propone come comunità educante per formare uomini liberi, artefici di un mondo migliore in cui non ci siano muri e barriere, ma unità e pace.