Emanuele Mancuso, pentito vibonese dell'omonimo clan della ‘ndrangheta di Nicotera e Limbadi, ha iniziato a collaborare con la giustizia nel giugno 2018. La Dda di Catanzaro ha chiuso ad inizio ottobre l'inchiesta nei confronti di 10 indagati accusati a vario titolo di violenza privata, intralcio alla giustizia, induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria, evasione, favoreggiamento personale, procurata inosservanza di pena e reati in materia di detenzione di armi. Sono tutti accusati di aver posto in essere condotte - aggravate dalle modalità mafiose - finalizzate a convincere il collaboratore a lasciare il programma di protezione, ritrattare le accuse e non deporre nei processi. Nello specifico, secondo l'accusa, avrebbero anche minacciato Emanuele Mancuso di sottrargli la figlia di poche settimane e tentato di convincerlo a farsi passare per pazzo.

Udienza preliminare il 13 novembre. L'udienza preliminare è stata fissata per il 13 novembre davanti al Gup di Catanzaro. A deciderlo il Gip Filippo Aragona in seguito alla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dai sostituti procuratori della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci, Andrea Mancuso e dal procuratore Nicola Gratteri.

Gli indagati. Dovranno comparire davanti al Gup: Giuseppe Mancuso (fratello del collaboratore), Francesco Paolo Pugliese, Maria Luisa Borromeo, Giuseppe Pititto, Rosaria Rita Del Vecchio (zia del collaboratore), Giovannina Ortensia Del Vecchio (madre del collaboratore), Nensy Vera Chimirri (fidanzata e madre della figlia del collaboratore), Antonino Maccarrone, Pantaleone Mancuso (padre del collaboratore) e Desirèe Antonella Mancuso (sorella del collaboratore).