Cafiero De Raho critico con il Governo: "Le scarcerazioni dei boss potevano essere evitate"
Continua ad essere in primo piano la polemica sulle scarcerazioni dei boss mafiosi motivate con l'emergenza sanitaria per la pandemia del coronavirus. Sulla graticola il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che ha già annunciato un decreto ad hoc per riportarli in cella.
Oggi parla il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho con parole inequivocabili a Radio24: "I detenuti potevano essere assegnati a centri di cura penitenziari invece si è optato per i domiciliari perché ci si è lasciati prendere dal rischio del contagio. Non si comprende perché ci fosse questa preoccupazione, si tratta di detenuti in isolamento e dunque impossibili da contagiare, bastava un termoscanner". Parole che non necessitano di particolari commenti.
Al question time in Senato Bonafede ha detto: "Nel decreto Cura Italia non c'è nessuna legge che porta alla scarcerazione di mafiosi e anzi i mafiosi sono preclusi dalla possibilità di accedere ai benefici penitenziari. La nostra Costituzione stabilisce l'autonomia e l'indipendenza della magistratura - ha aggiunto - e le scarcerazioni operate in questo ultimo periodo sono una decisione giurisdizionale, la Costituzione non lascia spazio alla possibilità che un ministero possa dettare la decisione di un magistrato". Bonafede ha parlato di scarcerazioni "in virtù di leggi non approvate da questo governo". Il guardasigilli ha poi ribadito: "È in cantiere il progetto di un decreto legge che permetterà al magistrato di sorveglianza la rivalutazione delle misure già concesse al mutare del quadro sanitario di riferimento nella fase 2 dell'emergenza Coronavirus". E ha sottolineato: "E' fondamentale che il fronte antimafia resti compatto".
