Gratteri: "Stanno smontando il codice pezzo per pezzo"
Il procuratore Nicola Gratteri, intervistato da Il Fatto Quotidiano, smonta punto per punto la riforma della giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio. Il limite di 45 giorni per le intercettazioni, l’abolizione dell’abuso d’ufficio, la neutralizzazione della Corte dei Conti, il tentativo di assoggettare i pm all’esecutivo: per Gratteri è in atto una demolizione sistematica della legalità. “Stiamo svendendo le nostre libertà”, avverte.
La nuova norma che limita a 45 giorni l’uso delle intercettazioni nella maggior parte dei reati non è solo sbagliata, secondo Gratteri: è pericolosa. “È una riforma incomprensibile e incoerente. Se la legge prevede che un’indagine possa durare un anno e mezzo o due, non ha senso impedire l’utilizzo dello strumento più importante per avviarla e portarla a termine”.
Il procuratore spiega che i reati più gravi spesso emergono dopo mesi, quando si riesce a individuare il bersaglio giusto da intercettare. Bloccare le indagini dopo 45 giorni significa impedire l’accertamento della verità.
Gratteri elenca i reati che diventeranno quasi impossibili da perseguire con questa riforma:
rapine, furti in abitazione, falsi materiali, tratta di esseri umani, droga, violenza sulle donne, inquinamento e disastri ambientali, omicidi.
“Tutti questi reati potranno sfuggire al controllo della giustizia perché – dopo 45 giorni – i sospettati parleranno a ruota libera”.
La riforma, spiega il magistrato, colpisce anche i reati cosiddetti “satellite” o “spia” che spesso precedono le attività mafiose. Estorsioni non aggravate, trasporto di droga, speculazioni edilizie e falsi permessi diventano quasi immuni da indagine se non collegati esplicitamente alla mafia. “Si dice che la riforma non tocca la lotta alle mafie. Ma la legalità è un valore ben più ampio: significa strade sicure, anziani protetti, lotta all’evasione, trasparenza amministrativa”. Nel quadro delle riforme Nordio, l’attacco non riguarda solo le intercettazioni. Gratteri denuncia: abolizione dell’abuso d’ufficio, svuotamento del traffico d’influenze, bavaglio alla Corte dei Conti, divieto per i giornalisti di pubblicare intercettazioni, se non in atti giudiziari, ostacoli alla custodia cautelare, stretta sull’uso dei contenuti digitali sequestrati. “È un sistema pensato per scoraggiare le indagini, scudare gli amministratori e zittire i giornalisti. Così si lancia un messaggio: l’illegalità conviene”. Il progetto di separazione delle carriere, spiega Gratteri, nasconde un disegno ancora più pericoloso: “Il fine vero è assoggettare il pubblico ministero all’esecutivo. Non si tratta solo di autonomia, ma di difesa della democrazia”.
Secondo il magistrato, la fretta del governo di portare la riforma a referendum entro l’anno è la prova di questa strategia: cambiare tutto, prima che l’opinione pubblica se ne accorga. In occasione dei 30 anni di Libera, Gratteri lancia un appello: “La lotta alla mafia non si fa con le commemorazioni. Serve una volontà reale, concreta. Ogni volta che parlo in sedi istituzionali, spero che qualcosa cambi. Ma le scelte vanno sempre nella direzione opposta”.
“Non sono preoccupato per noi magistrati. Sono preoccupato per i cittadini, per la loro sicurezza, per i loro diritti. Mi batterò – ovunque mi sarà consentito – per spiegare a tutti cosa stiamo rischiando. Perché la vera vittima di queste riforme non è la giustizia, ma la libertà”.
