‘Ndrangheta e voto di scambio: in 51 in abbreviato, alla sbarra anche ex sindaco (NOMI)
Secondo l'accusa l'amministrazione comunale rispondeva direttamente agli ordini dei clan
Un’amministrazione comunale che, secondo gli inquirenti, rispondeva direttamente agli ordini dei clan. È questo il cuore dell'inchiesta “Ostro-Amaranto”, che ha decapitato i vertici politici di Badolato e svelato il dominio della cosca Gallace di Guardavalle sul litorale ionico catanzarese. Su 57 imputati coinvolti nel procedimento, ben 51 hanno scelto il rito abbreviato, mentre solo in sei affronteranno l'ordinario.
L'indagine descrive un sistema pervasivo: elezioni decise a tavolino, aziende gestite tramite prestanomi e una logistica militare capace di garantire bunker tecnologici e spostamenti sicuri al boss latitante Cosimo Damiano Gallace. L’organizzazione, secondo la DDA, gestiva inoltre un traffico d’armi da guerra provenienti dai Balcani e imponeva il pizzo attraverso minacce e ritorsioni.
Gli imputati in rito abbreviato
Il processo proseguirà l'8 febbraio per Loredana Abate, Antonio Afflitto, Maria Altamura, Francesco Aloi, Agazio Andreacchio, Cosimo Andreacchio, Giuseppe Bava, Andrea Bressi, Antonio Bressi, Nicola Chiefari, Ilario Comito, Giuseppe Antonio Fiorenza, Giuseppe Foti, Pasquale Franco, Angelo Gagliardi, Bruno Gagliardi, Domenico Gagliardi, Antonio Galati, Francesca Galati, Francesco Galati (alias "fascista"), Cosimo Damiano Gallace, Domenico Gallelli, Domenico Geracitano, Antonella Giannini, Francesco Giorgi, Massimiliano Giorgio, Fernando Grande, Gregorio Grande, Saverio Grande, Vincenzo Grupico, Ernesto Maria Menniti, Marco Ottaiano, Angelo Paparo, Antonio Paparo, Gregorio Paparo, Maicol Paparo, Nicola Paparo, Pasquale Paparo (cl. '90), Pasquale Paparo (cl. '96), Rosa Maria Paparo, Antonio Cosimo Perronace, Ivano Piperissa, Giovanni Renda, Moreno Rocco Riitano, Giuseppe Riitano, Cosimo Sorgiovanni, Antonio Ussia, Bruno Vitale, Domenico Vitale (cl. '67), Domenico Vitale (cl. '74).
Gli imputati in rito ordinario
L'udienza preliminare riprenderà lunedì prossimo per Giuseppe Nicola Parretta (ex sindaco di Badolato), Cesare Antonio Arcorace, Enrico Cacciotti, Massimo Carè, Roberto Ferrara, Liberato Riitano e Carmela Russo.
Voto di scambio e cariche pilotate
L’inchiesta ha acceso i riflettori sulle comunali dell’ottobre 2021. Secondo l'accusa, l’imprenditore Antonio Paparo (ritenuto il volto economico del clan) avrebbe orchestrato insieme all'allora sindaco Parretta e agli altri imputati un accordo per blindare la vittoria elettorale.
Il piano prevedeva la creazione di una "lista civetta" guidata da Ernesto Maria Menniti per aggirare i quorum e garantire l'elezione di figure vicine alla cosca. Una volta insediati, i ruoli chiave sarebbero stati distribuiti per soddisfare le mire dei Gallace: Maicol Paparo (figlio di Antonio) è diventato assessore al Bilancio con il record di voti, mentre Antonella Giannini sarebbe stata imposta come assessore esterno nonostante il magro bottino elettorale.
Il boss e il criptofonino
Nonostante la detenzione, Cosimo Damiano Gallace avrebbe continuato a dirigere le operazioni dal carcere, pianificando alleanze internazionali per il traffico di droga e gestendo la "bacinella" (il fondo comune) del clan tramite il braccio destro Domenico Vitale. I proventi servivano a sostenere le famiglie dei detenuti e a finanziare la latitanza di altri accoliti, grazie anche all'uso di criptofonini e documenti contraffatti forniti da sodali preposti alla logistica.
