Due sacerdoti del Vibonese accusati di violenza sessuale: nuovi accertamenti della Procura
Aveva denunciato diversi toccamenti non voluti dei propri genitali, avvenuti in più occasioni, da parte di un prete del Vibonese. Ma non solo: erano stati evidenziati anche altri comportamenti non illegali ma moralmente censurabili dalla Chiesa cattolica, tra cui l'utilizzo di applicazioni per incontri omosessuali. Per questo qualche anno fa un giovane maggiorenne aveva presentato una formale denuncia alla Procura di Vibo per violenza sessuale, facendo i nomi di due sacerdoti della Diocesi di Mileto. I magistrati avevano poi avviato le indagini che sono però come "evaporate", non essendo mai arrivate nè a una richiesta di rinvio a giudizio nè di archiviazione.
I nuovi accertamenti.
Adesso, a quanto appreso da Zoom24, le indagini sono state riaperte da qualche mese. O, più precisamente, gli inquirenti stanno svolgendo ulteriori accertamenti e in particolare starebbero vagliando le dichiarazioni della presunta vittima. È importante precisare che dai primi riscontri la Procura sembrerebbe essere indirizzata a chiedere l'archiviazione, anche se ancora non è stata presa una decisione. In tal caso si passerà comunque dalle garanzie processuali previste dalla legge: la presunta vittima verrà infatti avvisata della richiesta della Procura - atto mai ricevuto finora - e potrà presentare opposizione all'archiviazione, così da poter far eventualmente valere le sue ragioni davanti al giudice delle indagini preliminari.
Il (mancato) sistema per le denunce di abusi.
Al di là della colpevolezza o meno dei sacerdoti - sicuramente innocenti fino a prova contraria e attualmente si parla di mere indagini - in un territorio in cui è ancora diffusa l'omertà e la difficoltà nel denunciare qualsiasi tipo di reati, tanto più in una materia così delicata, l'attenzione della Diocesi dovrebbe forse essere indirizzata a quanto previsto dal motu proprio “Vos estis lux mundi” emanato da papa Francesco il 7 maggio 2019. Un provvedimento dedicato proprio al tema degli abusi sessuali che, all’articolo 2, recita: “Le diocesi devono stabilire, entro un anno dall’entrata in vigore delle presenti norme, uno o più sistemi stabili e facilmente accessibili al pubblico per presentare segnalazioni, anche attraverso l’istituzione di un apposito ufficio ecclesiastico”. Nulla di tutto ciò esiste nella Diocesi di Mileto.
La trasparenza?
Già precedentemente (QUI) ci eravamo chiesti - e avevamo chiesto espressamente alle autorità ecclesiastiche - perchè la Diocesi fosse rimasta inerte di fronte a un tema così delicato, senza però ottenere alcuna risposta. Rispecchiando quella che è una (pessima) tendenza nazionale: mentre in altri Stati la Chiesa sta portando avanti delle indagini interne con risultati scioccanti (in Francia un dettagliato rapporto di una commissione indipendente parla di oltre 200mila vittime di abusi in settant’anni) in Italia la questione non si pone. E neanche in provincia di Vibo. Dove se da un lato ci sono dei bei sacerdoti che fanno un gran bene alla comunità, dall'altro ogni tanto spunta fuori qualche storia che però viene subito taciuta, nascosta, denigrata, e non se ne sa più nulla. E se spesso sono mere "voci di corridoio", e come tali all'ultimo gradino della scala di attendibilità, dall'altra c'è anche chi ha testimoniato dentro le aule di tribunale di essere stata "raggirata" da un sacerdote che le aveva fatto delle avances negando di essere un prete. Ma non solo: ci sono anche chat, intercettate dalle forze dell'ordine, che vanno parecchio oltre il limite del pudore.
I cittadini vibonesi in attesa di risposte.
Tutti fatti documentati - che, precisiamo a scanso di equivoci, nulla c'entrano con le indagini citate all'inizio dell'articolo - di cui per ragioni di privacy non si può parlare sulla stampa. Ma la Diocesi? Forse si tratta di casi limite, rare eccezioni, ma se così non fosse? Se ne siamo venuti a conoscenza noi, come giornalisti, immaginiamo che le informazioni circolino anche all'interno della Chiesa, che ha il potere di avviare indagini interne e agire di conseguenza.
Esiste infatti la trasparenza verso le comunità, esistono i processi canonici, esiste la volontà - questa si, possiamo dirlo, assente nella Diocesi di Mileto - di assumersi la responsabilità di azioni sbagliate. E la domanda che i fedeli si stanno ponendo è: il nuovo vescovo, monsignor Attilio Nostro, è arrivato nel Vibonese per mantenere lo status quo o per portare luce? È ancora presto per rispondere e bisogna lasciargli il giusto tempo per conoscere e mettere mano a tutti i fascicoli del caso. Ma i cittadini vibonesi, spesso sconfortati da una Chiesa che sentono tutt'altro che disposta ad accogliere e dare conforto, sono in attesa di risposte. Con la speranza, sempre presente, che chi sa qualcosa decida di parlare.
