Ancora un'udienza, ancora un rinvio. Fatica a partire nell'aula bunker del tribunale di Vibo il processo nato dall'inchiesta "Petrolmafie", considerato una costola della nota indagine "Rinascita Scott", che vede imputate 54 persone. Dopo un primo momento segnato dal ritardo della Corte d'Appello di Catanzaro nell'esprimersi sulla ricusazione del presidente del collegio Tiziana Macrì, la cui astensione era stata respinta dal presidente del Tribunale, adesso si rimane in attesa di una nuova pronuncia sempre da parte della Corte d'Appello.

La nuova composizione del collegio giudicante - che vede come presidente Giorgia Maria Ricotti mentre sono rimasti giudici a latere Roberta Ricotta e Laerte Conti - sta infatti aspettando una risposta da Catanzaro per sapere se andranno o meno ripetuti gli atti posti in essere fino a questo momento (le questioni preliminari, l'ammissione delle prove e l'ordinanza di nomina dei periti), in quanto il provvedimento di ricusazione del giudice Macrì non dice nulla a riguardo.

Per queste ragioni oggi nell'aula bunker del tribunale di Vibo, dopo l'ennesimo rinvio, si è parlato di un'attività "già fortemente ritardata" e il pm della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso, ha chiesto di poter iniziare a citare qualche testimone. "Qualunque dovesse essere l’indicazione della Corte - ha spiegato - la lista dei testi è stata depositata e non penso che su questi ci possano essere tante questioni". Ottenendo così dal giudice il permesso di convocare per la prossima udienza, il 9 marzo, un testimone del Ros di Catanzaro che riferirà su alcuni capitoli dell’informativa del Reparto speciale dei carabinieri. (a.s.)