Caos nel M5s, parlamentari calabresi contro Di Maio. Parentella si dimette da coordinatore
E' caos nel Movimento Cinquestelle dopo l'annuncio di delegare agli iscritti tramite il voto sulla piattaforma Rosseau la partecipazione alle elezioni regionali in Emilia Romagna ed in Calabria sta scatenando una vera e propria rivolta contro il capo politico Luigi Di Maio. In Calabria sono diversi i parlamentari che nelle ultime ore hanno espresso forte dissenso per questa linea. Oggi sulla piattaforma Rousseau si voterà per decidere se partecipare alle elezioni in Calabria ed Emilia Romagna. La decisione è stata ufficializzata con un post sul Blog delle Stelle solo qualche ora prima dell’apertura delle urne virtuali, prevista per oggi dalle 12 alle 20. "Se ci presentiamo ora non avremo tempo di avere degli stati generali per creare un’organizzazione solida del Movimento 5 Stelle", ha detto Di Maio a 'L'aria che tira' su La7, rispondendo a una domanda sulla possibilità che i 5 stelle si presentino in Emilia e Calabria. "Ne abbiamo bisogno degli stati generali, servono 3-4 mesi almeno per definire gli obiettivi dei prossimi 10 anni", ha aggiunto.
Paolo Parentela ha annunciato le dimissioni immediate dall’incarico di coordinatore del Movimento 5 Stelle per la campagna elettorale relativa alle Regionali della Calabria."Non c’è alcun nesso tra l’annunciata riorganizzazione del Movimento 5 Stelle, l’ennesima da circa un anno, e la scelta di chiedere agli iscritti di ogni parte d’Italia se partecipare o meno alle imminenti Regionali della Calabria e dell’Emilia Romagna" afferma, in una nota, il deputato M5S Paolo Parentela, coordinatore della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle per le Regionali calabresi. "A chiunque è chiaro, infatti, che si tratta – prosegue il parlamentare – di questioni diverse: una è ristrutturare il Movimento, ampliare la partecipazione, immaginare e costruire insieme il futuro del Paese; altra è dare il nostro contributo concreto per i prossimi 5 anni in Calabria e in Emilia Romagna, così evitando la pericolosa deriva verso l’estrema destra indotta da un accecato Matteo Salvini, artefice della caduta del primo governo Conte, decisa e prodotta sotto Ferragosto per pura brama elettorale. Anche il semplice buon senso indica che il Movimento si rinnoverebbe se ottenesse propri rappresentanti nei due Consigli regionali che usciranno dalle riferite consultazioni, previste il 26 gennaio 2020, cioè tra poco. Perciò – rimarca Parentela – non capiamo né condividiamo la decisione di indire questo voto su Rousseau, peraltro giustificato con una forzata e vaga responsabilizzazione degli eletti 5 Stelle, che non regge né tiene conto delle emergenze ed esigenze specifiche del territorio calabrese e di quello emiliano-romagnolo. Finora, come parlamentari del Movimento 5 Stelle espressi dalla Calabria abbiamo lavorato per elaborare un programma, un progetto solido da proporre agli elettori della nostra regione, dalla quale emigrano giovani e intere famiglie per causa dell’affarismo di Palazzo, degli appetiti e ricatti della vecchia politica, della ‘ndrangheta e di altri potentati ben noti, non soltanto burocratici. Come coordinatore ho profuso ogni sforzo possibile, creando unità, serenità e condivisione tra i colleghi e coinvolgendo i nostri attivisti e la società civile operosa e pulita della Calabria".
Interviene anche Massimo Misiti: "Il voto on line che Luigi Di Maio ha chiesto agli iscritti sulla piattaforma Rousseau per decidere se presentare liste in Calabria alle prossime elezioni regionali mortifica noi parlamentari ed il lavoro che abbiamo fatto nell’affannosa ricerca di un candidato autorevole da candidare alla presidenza". E ancora: "È inammissibile pensare che chi non abita in Calabria, chi non conosce la nostra realtà possa decidere, con un voto on line, se si possa o meno partecipare alle consultazioni amministrative. Abbiamo il dovere di partecipare alla competizione elettorale calabrese, anche se questo significa rischiare qualcosa. Le battaglie vanno combattute, se si crede in quello per cui si combatte. Altrimenti si rischia di passare per codardi. E noi non lo siamo".
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