Operazione "Nuove leve", così i boss impartivano gli ordini dal carcere (VIDEO)
Fondamentali per i magistrati antimafia le intercettazioni ambientali in carcere e le dichiarazioni dei pentiti
di GABRIELLA PASSARIELLO
“L’operazione di oggi rappresenta solo una puntata delle diverse indagini condotte dalla Polizia di Stato e coordinate dal sostituto procuratore della distrettuale Elio Romano. Perseo, Chimera e Andromeda, tre maxi inchieste che hanno incassato in fase processuale condanne esemplari in primo e in secondo grado sono la riprova del duro colpo inferto alle cosche del Lametino”. Il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri commentando l’operazione Antimafia “Nuove Leve”, che all’alba di oggi ha portato, su ordinanza firmata dal gip Assunta Maiore, a 12 misure cautelari di cui dieci in carcere e due ai domiciliari, ha parlato di un nuovo capitolo di una storia infinita, in cui emergono nuovi adepti strutturati nel modo classico del locale di ‘ndrangheta, compresi codice e gestione economica.
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I pentiti Dieci i collaboratori di giustizia che hanno consentito il blitz della Polizia di Stato di concerto con il Commissariato di Lamezia Terme e del Servizio centrale operativo. “I pentiti e le intercettazioni ambientali in carcere - ha affermato il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri, nel corso di una conferenza stampa- dimostrano come non tutto sia ancora finito in quel territorio. Ribadisco l’importanza del carcere duro, del 41bis, per evitare che bossi ed affiliati dal carcere possano comunicare all’esterno attraverso i colloqui con i familiari”. Bombardieri ha fatto riferimento a Domenico Giampà, ora collaboratore di giustizia, all’epoca dei fatti detenuto sì, ma non al carcere duro, considerato il referente con il mondo esterno, colui che dalla Casa circondariale impartiva ordini e direttive, ma anche quando veniva accompagnato ai processi: “in un’udienza - si legge in un passo di una intercettazione - può essere che capitavo con Cosenza, in un’udienza può essere che capitavo con Catanzaro, parlo di carceri, quindi mi incontravo con tutti, non c’era una persona che non vedevo. Pure le donne si vedono, pure che ci vedavamo pochettino, non avevamo contatto perché erano donne, però vedevo pure le donne lì a Catanzaro (…) Sostanzialmente ero divenuto il reggente della cosca”. Anche il capo della Mobile Nino De Santis ha riferito di come le nuove leve si muovessero nel territorio attraverso ordini partiti dal carcere, facendo riferimento all’arresto di Vincenzo Giampà, detto il “Camacio ” e alle sue azioni di proselitismo fatte dietro le sbarre e Francesca Allegro arrestata perché veicolava direttive al marito mediante colloqui in carcere.
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