Nel marzo scorso la Prima sezione penale della Corte di Cassazione aveva accolto il ricorso dei suoi legali, il professore Giovanni Aricò e l'avvocato Tiziana Barillaro. Annullamento con rinvio e atti spediti nuovamente al Tribunale del Riesame di Catanzaro per un nuovo giudizio nel merito. Il verdetto è arrivato oggi: Pasquale Bonavota, 44 anni, presunto boss di Sant'Onofrio, da anni domiciliato a Roma, torna in libertà. Per il giudice del Tdl non c'è gravità indiziaria. Completamente annullata quindi l'ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti. Così dopo aver lasciato il carcere di Tolmezzo per i domiciliari, da oggi Pasquale Bonavota è libero. Nel luglio scorso proprio il Tdl aveva rigettato la richiesta della difesa reputando sussistente un grave quadro indiziario ma dopo il pronunciamento della Cassazione è arrivato un nuovo verdetto e il 44enne ha ottenuto la scarcerazione.


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Operazione "Conquista". Nel dicembre del 2016 Pasquale Bonavota era stato fermato nell'ambito dell'operazione "Conquista" condotta dai carabinieri di Vibo e coordinata dalla Dda di Catanzaro. Il gip di Roma non aveva pero convalidato il fermo emesso nei suoi confronti ordinando la scarcerazione. Richiesta di arresto reiterata qualche mese dopo davanti al gip distrettuale di Catanzaro in un altro troncone della stessa inchiesta. In questo caso il giudice, valutando la sussistenza di un grave quadro indiziario, aveva optato per la custodia cautelare in carcere. Per gli inquirenti Pasquale Bonavota, oltre ad essere il “capo società”, sarebbe anche il mandante dei due omicidi: quello di Raffaele Cracolici, detto Lele Palermo, ucciso il 4 maggio del 2004 a Pizzo, e quello di Domenico Di Leo, trucidato il 12 luglio dello stesso anno a Sant’Onofrio.

Rischia l'ergastolo. Pasquale Bonavota è imputato nel procedimento con rito abbreviato che si sta svolgendo al Tribunale di Catanzaro e scaturito proprio dalla doppia operazione antimafia "Conquista". Nei suoi confronti il pm  della Dda di Catanzaro Antonio De Bernardo ha chiesto l'ergastolo. Il pubblico ministero davanti al gup Barbara Saccà ha chiesto il carcere a vita per 5 imputati e condanne comprese tra i 5 e 2 anni di reclusione per gli altri quattro. In particolare ha invocato l’ergastolo per i fratelli Domenico Bonavota, (38 anni) di Sant’Onofrio; Pasquale Bonavota, (43 anni) di Sant’Onofrio; Nicola Bonavota, (41 anni) di Sant’Onofrio;  Francesco Fortuna, 37 anni di Sant’Onofrio e Onofrio Barbieri, 37 anni di Sant’Onofrio; mentre per Domenico Febbraro, (24 anni) di Sant’Onofrio , Vincenzino Fruci, (41 anni) di Curinga  e Giuseppe Lopreiato, (23 anni) di Sant’Onofrio ha chiesto 5 anni e 4 mesi ciascuno. Per  il collaboratore di giustizia  Francesco Michienzi, (37 anni) invocati 2 anni e otto mesi. Lo scorso 16 febbraio sono iniziate le arringhe difensive dei legali Giosuè Monaldo, Nicola Cantafora, Ermenegildo Massimo Scuteri, Salvatore Staiano, Sergio Rotundo, Tiziana Barillaro, Francesco Muzzopappa, Nicola D’Agostino, Giuseppe Spinelli e Vincenzo Gennaro.

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