Si è spento il dottor Michele Mammola, stimato medico cardiologo di Cinquefrondi, in provincia di Reggio Calabria. La notizia della sua scomparsa ha suscitato grande commozione nella comunità locale, dove il dottore era conosciuto non solo per la sua lunga attività professionale, ma anche per il coraggio e la dignità dimostrati in un drammatico episodio di cronaca che segnò la storia del paese e dell’intera regione.

Michele Mammola era il marito della professoressa Maria Graziella Belcastro, vittima di un violento sequestro di persona avvenuto il 26 settembre del 1988, proprio nella loro abitazione di Cinquefrondi. Quella sera, tre esponenti dell’Anonima sequestri di stampo 'ndranghetista irruppero nella casa e portarono via la docente, che rimase prigioniera per 46 giorni nelle impervie montagne di San Luca.

Il suo rilascio fu possibile grazie a una delicata operazione dei Carabinieri, che riuscirono a liberarla sana e salva. La vicenda lasciò un segno profondo nell'opinione pubblica, anche per la scelta compiuta successivamente dalla coppia: perdonare i rapitori e trasformare la tragedia in una battaglia civile e morale.

Il dott. Mammola e la moglie diventarono così testimoni silenziosi ma determinati, chiedendo che lo Stato riconoscesse ai sequestrati lo status di vittime della mafia, in un’epoca in cui la lotta ai sequestri di persona era al centro del contrasto alla criminalità organizzata. Una richiesta che, nonostante la sua forza simbolica, non trovò risposte concrete nelle istituzioni.

I funerali del dott. Mammola si sono svolti nelle scorse ore a Cinquefrondi, alla presenza di numerosi cittadini, colleghi, ex pazienti e amici che hanno voluto salutarlo per l’ultima volta. Il suo ricordo resta legato non solo alla professione svolta con passione e umanità, ma anche a un’idea di giustizia fondata sul perdono, la memoria e la dignità.