Un'organizzazione tentacolare, con il cuore pulsante a Guardavalle ma radici estese tra le foreste del Sudamerica e i grandi scali portuali europei. La Dda di Catanzaro ha inferto un colpo durissimo alla cosca Gallace, mettendo fine a una delle più strutturate organizzazioni dedite al narcotraffico internazionale. Le indagini hanno documentato un flusso ininterrotto di cocaina, eroina, marijuana e hashish, gestito attraverso una logistica d'avanguardia.

Il sistema di occultamento era tanto creativo quanto insidioso. La droga non viaggiava solo nei classici container, ma veniva trasformata: cocaina liquida abilmente camuffata in succhi di frutta alla moringa o addirittura "imbevuta" in cartoni destinati al trasporto di alimenti. Una volta giunti nei porti di Gioia Tauro, Livorno, Civitavecchia, Genova e Trieste, i carichi venivano recuperati da squadre specializzate, tra cui i cosiddetti drug sub, addestrati al recupero dei carichi gettati in mare per evitare i controlli doganali.

Al vertice della piramide, secondo l’accusa, il boss Cosimo Damiano Gallace, che nonostante le difficoltà imposte dalla latitanza, dettava la linea strategica attraverso il suo braccio destro, Domenico Vitale. Quest'ultimo fungeva da collegamento tra la "base" calabrese e i referenti sudamericani, come il broker Cesare Antonio Arcorace (detto Kleopatra), vero architetto delle rotte internazionali. Arcorace, insieme a figure come Alessandro Menniti, gestiva le trattative milionarie, utilizzando chat criptate e tecnologie avanzate per sottrarsi agli occhi degli inquirenti.

L’inchiesta coinvolge 53 soggetti, ramificati in diverse regioni italiane e con proiezioni all'estero:

Ruben Alicandri, 48 anni; Francesco Aloi, 57 anni; Vincenzo Alvaro, 52 anni; Lucio Aquino, 63 anni; Cesare Antonio Arcorace, 35 anni; Salvatore Arcorace, 44 anni; Felice Barone, 43 anni; Mario Bonanno, 53 anni; Giuseppe Borgese, 52 anni; Vincenzo Borromeo, 33 anni; Vincenzo Brandimarte, 28 anni; Leone Bruzzaniti, 64 anni; Ilario Cavallo, 45 anni; Teodoro Capuano, 64 anni; Nicola Chiefari, 51 anni; Ilario Comito, 57 anni; Robertino Dessì, 47 anni; Angelo Gagliardi, 29 anni; Antonio Gallace, 61 anni; Cosimo Damiano Gallace, 63 anni; Giuseppe Jiritano, 26 anni; Giovanni Marileni, 59 anni; Alessandro Mazzei, 45 anni; Alessandro Menniti, 37 anni; Giovanni Laera, 65 anni; Roberto Nastasi, 50 anni; Donato Oliverio, 36 anni; Mario Palamara, 55 anni; Vincenzo Pasquino, 34 anni; Paolo Pellicano, 26 anni; Antonio Cosimo Perronace, 30 anni; Ubaldo Pesce, 43 anni; Leone Pezzimenti, 43 anni; Ivano Piperissa, 48 anni; Manolo Pupillo, 44 anni; Riccardo Radicchi, 45 anni; Giacinto Raho, 73 anni; Alessandro Riitano, 45 anni; Angelo Riitano, 34 anni; Francesco Riitano, 44 anni; Paolo Riitano, 48 anni; Rossano Sebastiani, 49 anni; Andrea Serra, 51 anni; Mario Serra, 53 anni; Cosimo Sorgiovanni, 46 anni; Giovanna Taliento, 37 anni; Francesco Taverniti, 50 anni; Salvatore Vetrano, 43 anni; Bruno Vitale, 27 anni; Domenico Vitale, 55 anni; Domenico Vitale, 48 anni; Giuseppe Vitale, 47 anni; Vincenzo Vitale, 31 anni.

L'operazione ha messo in luce non solo la capacità di penetrazione della 'ndrangheta nei mercati globali, ma anche la sua flessibilità nel gestire una rete di narcotraffico che, partendo dalle basi logistiche in Calabria, riusciva a rifornire capillarmente l'intero territorio nazionale.