Imbarchi a pagamento, lo Slai Cobas nazionale denuncia il "sedicente" sindacalista
Il caso era scoppiato a Pizzo, nel Vibonese, in seguito all'inchiesta giornalistica condotta dalla trasmissione Mi Manda Rai 3 dello scorso 14 settembre
Un sedicente sindacalista utilizza la sigla dello Slai Cobas per trovare lavoro ad alcuni disoccupati. Lo fa in un'area depressa economicamente del territorio nazionale. A Pizzo Calabro, nel cuore della Calabria vittima della povertà nella quale sguazza il crimine organizzato. La tariffa per portare a compimento la missione e consentire ai malcapitati di imbarcarsi sulle navi è di 650 euro per ciascuna pratica portata a buon fine. La trafila va avanti da tempo. In forma più o meno anonima qualche residente lo ha anche denunciato allo Slai Cobas, ma non è stato tenuto in considerazione. A far luce arriva addirittura la trasmissione “Mi Manda Rai 3”.
La vicenda. Nel servizio televisivo l'uomo, Carmelo Furciniti “ha addirittura dichiarato -si legge nella denuncia-querela dello Slai Cobas nazionale alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia - che la somma di 650 euro l’aveva intascata per ciascuna delle altre 60 persone cui aveva garantito un posto di lavoro su una nave”. Tutto ciò professandosi “sindacalista appartenente allo Slai cobas - Sezione Marittimi, tant’è che all’esterno del proprio ufficio campeggiava una targa con la menzionata descrizione”. Nel filmato appariva altresì un documento esibito dallo stesso Furciniti, ove in calce allo stesso “era apposto un timbro con la dicitura “Slai Cobas Marittimi”, il tutto come testimoniato dal video della trasmissione “Mi Manda Raitre” del quale è stata chiesta l'acquisizione.
"Uno sconosciuto". L'uomo, infatti, è assolutamente sconosciuto, non solo e per quanto di competenza, al Coordinamento Nazionale di Slai cobas, ma non risulta mai essere stato iscritto, né fidelizzato e/o aderente a qualsiasi titolo allo Slai cobas territoriale”. Né risulta che Furciniti “abbia mai ricevuto alcuna autorizzazione sia per aver speso il nome dello Slai cobas che per l’apertura dell’ufficio. Per i suoi loschi affari, ha speso la sigla del denunciante sindacato, ledendo ed infangando gravemente il nome e l’immagine di Slai cobas sull’intero territorio nazionale minandone la credibilità, la reputazione ed il prestigio, facendo inoltre passare il messaggio di un’associazione sindacale dedita al ricatto ed alla speculazione ai danni di lavoratori e disoccupati che in Slai cobas avevano riposto la loro fiducia”.
I sospetti del sindacato. Ma la questione è un'altra. A giudizio del coordinamento nazionale dello Slai Cobas Furciniti “non è altro - spiega Mara Malavenda - che la punta dell’iceberg dell’inquietante vicenda, atteso che lo stesso, pur incassando illecitamente la somma di 650 euro da ciascuno dei malcapitati, effettivamente procurava loro un lavoro su una delle tante navi disponibili”. Quindi, e di conseguenza, “alle ”spalle” del Furciniti – puntualizza lo Slai Cobas - non può non sussistere una rete organizzata e/o singole persone dedite e favorire gli imbarchi sulle navi tra l’altro mediante l’uso illecito della sigla Slai cobas, nonché ulteriori e specifiche complicità, contatti ed “entrature” illecite, nei relativi ed evidentemente collegati ambienti armatoriali”. Inevitabile la denuncia contro il sedicente sindacalista e contro ignoti “coinvolti e collegati in evidenti e gravi ipotesi di reato”. Nell'eventualità lo Slai Cobas si costituirà parte civile
