Compravano prodotti per supermercati poi si volatilizzavano, un arresto e cinque denunce
Al termine dell'operazione, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, è finito ai domiciliari un quarantanovenne calabrese
I finanzieri di Altamura in collaborazione con il Gico di Milano e con la compagnia di Crotone) hanno portato a termine un’operazione di polizia giudiziaria che ha portato all’arresto di una persona ed alla denuncia di altre cinque. Il provvedimento cautelare emesso a firma del Gip del Tribunale di Bari costituisce l’epilogo dell’indagine denominata “Food & No Food”, coordinata dalla locale Direzione distrettuale antimafia presso la Procura della Repubblica, nei confronti di soggetti titolari di varie attività commerciali. Ad essere raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare è stato Dante Mammolo, 49 anni, di Cutro, al quale vengono contestati i reati di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.
I prestanome. Le indagini delle fiamme gialle hanno dimostrato come l'uomo, legato ad ambienti della criminalità organizzata calabrese, si serviva di numerosi prestanome per creare piccoli supermercati, il primo individuato dai finanzieri proprio ad Altamura, sistematicamente “svuotati” durante il primo anno di attività.
La rete. In particolare, gli indagati, tutti calabresi, avrebbero creato e promosso un’articolata e stabile attività, basata sulla costituzione di numerose aziende, sul territorio nazionale, di fatto gestite dall'uomo finito agli arresti. Le aziende rimanevano operative per un periodo molto breve, il necessario per ottenere la fiducia dei fornitori. Ben presto però, dopo aver eseguito acquisti di merce per ingenti somme, ed aver ottenuto pagamenti dilazionati, gli indagati facevano perdere le proprie tracce, svuotando magazzini e conti correnti.
Il gruppo. Le indagini si sono estese anche ad altre Regioni d’Italia, permettendo di constatare che il modus operandi del gruppo si riproponeva ripetutamente, a discapito dei fornitori, truffati per importi anche significativi e degli istituti di credito presso cui venivano accesi i conti correnti, alimentati quasi esclusivamente per contante e sistematicamente azzerati poco prima di cessare l’attività. Fondamentale il contributo fornito dagli altri indagati, compiacenti intestatari delle società, prestanome abili nel far perdere le proprie tracce, anch’essi indagati per riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.
