Alle prime ore di oggi i carabinieri della Compagnia di Palmi, supportati nelle fasi esecutive da personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di 5 misure cautelari, 2 in carcere e 3 ai domiciliari, nei confronti di Biagio Versaci, 74 anni, della moglie Maria Francesca Cammaroto, 40 anni, dei fratelli Antonio, 22 anni, e Francesco Alvaro, 23 anni e della cugina Domenica Alvaro, 33 anni, ritenuti i favoreggiatori del latitante Domenico Romeo, 41 anni, catturato il 2 febbraio 2020 dai carabinieri della Compagnia di Palmi poichè ricercato dal luglio 2019 a seguito dell’emissione di ordinanza di custodia cautelare in carcere da parte della Dda di Genova per traffico internazionale di stupefacenti aggravato dalle finalità mafiose nell’ambito dell’indagine “Buon vento genovese” della Guardia di Finanza del capoluogo ligure.

Cellulari e incontri nascosti con i familiari. L’indagine, coordinata dal procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, dall’aggiunto Gaetano Paci e dal pm Giulia Pantano, ha consentito di scoperchiare l’articolato ed organizzato sistema messo a punto dagli arrestati al fine di favorire la latitanza del Romeo, garantendogli plurimi incontri con i suoi familiari, in particolare la moglie Angela Lirosi e il figlioletto di soli 17 mesi, oltre che con i suoi genitori, che venivano trasportati attraverso movimenti e trasbordi da un’auto all’altra e condotti sino al covo del fuggiasco; in tal modo consentendo a quest’ultimo di aver contatti e rapporti con i suoi prossimi congiunti senza esporsi e senza ostentare la propria persona, messa così al riparo dalle ricerche in atto. Ma non solo. L’ausilio al latitante è stato garantito anche attraverso la messa a sua disposizione di un immobile nella esclusiva disponibilità degli Alvaro e di proprietà di Domenica Alvaro nonché attraverso le garanzie di telefoni cellulari dedicati al contatto del Romeo con i suoi familiari.

I numero cambi di auto. Il meccanismo escogitato, semplice e sofisticato nel contempo, prevedeva numerosi cambi di auto, effettuati in punti strategici e poco controllabili dalle forze dell’ordine, per mezzo dei quali i parenti venivano trasportati sino al covo del latitante, senza il ricorso ad alcuna comunicazione telefonica. Nel corso delle indagini è stato fotografato passo passo il sistema di favoreggiamento della latitanza del Romeo alimentato e gestito con continua e meticolosa organizzazione dai coniugi Versaci–Cammaroto e dai fratelli Antonino e Francesco Alvaro, figli di Vincenzo, 49 anni, condannato nel procedimento Santa Fè nonché fratello di Antonio, coindagato del Romeo nel procedimento penale “Buon vento genovese”.

Gli arrestati. In particolare ai fratelli Antonino e Francesco Alvaro, destinatari della misura della custodia cautelare in carcere in ragione della maggiore gravità delle condotte, nonostante fossero considerati dai coindagati come “ragazzini”, il Romeo si era materialmente affidato in ragione della loro fedeltà alla cosca Alvaro, dimostrata in più circostanze durante l’attività d’indagine. Domenica Alvaro, che non ha esitato a mettere a disposizione della “famiglia” un immobile in favore del pericoloso latitante, è stata invece destinataria della misura cautelare degli arresti domiciliari. Medesima misura cautelare è stata applicata anche nei confronti dei coniugi Versaci–Cammaroto, che hanno reiteratamente, con dedizione assoluta e massima disponibilità, garantito non solo tutti gli spostamenti dei familiari del Romeo nel suo covo, ma anche custodito un prezioso cellulare attraverso il quale i familiari, e probabilmente non solo, intrattenevano colloqui riservati e segreti col fuggiasco.

La cosca estremamente pericolosa. La cosca Alvaro si conferma così non solo estremamente pericolosa, come testimoniato dai molteplici processi, tra cui da ultimo Iris ed Eyphemos nei quali sono state emesse diverse decine di ordinanze custodiali che hanno decapitato la struttura di ‘ndrangheta, ma anche assai esperta nella gestione dei latitanti. Moltissimi sono stati infatti gli Alvaro o contigui ad essi di cui è stata garantita la latitanza nel tempo a comprova della vasta e fitta rete di fiancheggiatori su cui costoro possono contare e nella quale rientrano gli odierni indagati. Al termine delle formalità di rito, i fratelli Antonio e Francesco Alvaro sono stati portati in carcere mentre gli altri indagati sono stati collocati presso le proprie abitazioni in regime di arresti domiciliari.