La sicurezza del territorio torna al centro del dibattito politico con un durissimo intervento di Giovanni Russo. L'ex assessore comunale non usa mezzi termini per descrivere lo stato di abbandono dei corsi d'acqua cittadini, denunciando un distacco netto tra la propaganda dell'amministrazione e i rischi reali corsi dalla popolazione.

Secondo l'esponente politico, la città starebbe vivendo una situazione surreale, in cui la manutenzione ordinaria è stata sostituita da quella che definisce una "gara di bellezza" interna all'esecutivo. «Mentre i torrenti si riempiono di sterpaglie, detriti e pericoli, noi assistiamo ad uno degli spettacoli più surreali: la gara in giunta a chi è più bello, più bravo e più convinto di vivere in un’altra città. A quanto pare, l’obiettivo è chiaro: far crescere più erbacce che senso di responsabilità».

Russo parla apertamente di un "Piano straordinario dell’abbandono programmato", sottolineando come la mancata pulizia dei torrenti non sia una semplice svista, ma un pericolo concreto per l'incolumità pubblica, specialmente a fronte di piogge intense e di un territorio che porta ancora i segni di passate alluvioni.

L'attacco si sposta poi sulla gestione della comunicazione istituzionale, accusata di oscurare le criticità del territorio con una narrazione autoreferenziale. «Chi governa ha il dovere di agire prima, non dopo. Perché ogni stagione delle piogge è una roulette russa per chi vive qui. Invece abbiamo… silenzio, selfie e scaricabarile. La responsabilità? Un optional». 

L'ex assessore conclude il suo intervento ricordando gli impegni assunti dall'attuale maggioranza durante la sfida elettorale, evidenziando un netto contrasto con l'agire quotidiano. «In campagna elettorale promettevano di rimboccarsi le maniche per la manutenzione dei torrenti, ed invece si sono rimboccati le maniche… per mettersi meglio in posa. La città reale non è quella dei selfie o dei video. È quella che rischia, che aspetta, che paga le conseguenze. E mentre loro si sfidano a colpi di “chi brilla di più”, la manutenzione ordinaria aspetta. Povera Vibo».