La pena più alta è stata inflitta dai giudici a Pietro Citrigno, condannato a quattro anni di reclusione per bancarotta preferenziale

Si e' concluso ieri a Cosenza il processo di primo grado relativo alla bancarotta delle societa' editoriali riconducibili a Piero Citrigno, gia' editore del quotidiano "L'Ora della Calabria". Oggetto della vicenda era l'illecita distrazione di fondi da imprese dichiarate fallite, impedendo cosi' ai creditori di rivalersi sul patrimonio societario.

Il collegio giudicante, presieduto da Enrico di Dedda con a latere Claudia Pingitore e Manuela Gallo, ha pronunciato sentenza di condanna nei confronti del noto imprenditore cosentino e di tre suoi stretti collaboratori. I giudici hanno condannato per bancarotta preferenziale Piero Citrigno a quattro anni di reclusione, l'ex editore Fausto Aquino a due anni (pena sospesa), l'amministratrice Rosanna Grillo ad un anno (pena sospesa) e l'ex amministratore Tommaso Funari a dieci mesi (pena sospesa). Assolto da ogni accusa Massimo Zimbo, presunto prestanome di Citrigno. I condannati dovranno risarcire le parti civili per i danni subiti. Imputati tutti assolti, invece, dal reato di bancarotta fraudolenta perche' il fatto non sussiste, come richiesto dal pm Giuseppe Cozzolino. 

Il processo riguardava le vicende finanziarie della societa' C&C, trasformata poi in Paese Sera Editoriale SpA. La vicenda si intreccia con quella della testata che da Calabria Ora venne cambiata in L'Ora della Calabria e che poi chiuse, dopo che, il 19 febbraio del 2014, non ando' in stampa, ufficialmente per una rottura delle rotative. Ma la sera prima, come si apprese in seguito, c'era stata una telefonata, diffusa poi sulla rete dal direttore, Luciano Regolo. Telefonata in cui lo stampatore, Umberto De Rose, invitava editore e redazione e non pubblicare la notizia che Andrea Gentile, figlio del senatore Antonio Gentile, era stato indagato per alcuni appalti sospetti all'Asp di Cosenza. La procura apri un'inchiesta su quest'ultima vicenda. Il relativo processo e' in corso e vede imputato De Rose, mentre i Gentile si sono dichiarati estranei all'episodio della presunta censura. Ciononostante Antonio Gentile si dimise da sottosegretario, per essere nuovamente nominato in seguito con il governo attualmente in carica. (AGI)