Il centrosinistra calabrese si risveglia in un incubo politico che ha il sapore amaro dell'irrilevanza. Se a Cosenza la sconfitta di Franz Caruso, sindaco del capoluogo, suona come una campana a morto per la coesione della coalizione, a Crotone il vuoto è ancora più assordante: una resa incondizionata, senza nemmeno un candidato in campo.

A Cosenza, la vittoria di Biagio Faragalli, sostenuto dal centrodestra, non è solo figlia della forza degli avversari, ma soprattutto di una implosione interna al campo progressista. Franz Caruso è rimasto vittima di quello che in gergo politico viene chiamato "fuoco amico": una frammentazione che ha scavato la terra sotto i piedi del candidato, rendendo vana la corsa alla presidenza della Provincia. La débâcle di piazza XV Marzo conferma che, senza un progetto unitario e una disciplina di coalizione, il centrosinistra cosentino si riduce a una sommatoria di veti incrociati, incapace di contrastare l'avanzata compatta della destra.

Se a Cosenza si è perso per divisioni, a Crotone il centrosinistra ha preferito l'invisibilità. Alla prossima tornata elettorale del 29 marzo, la sfida sarà un affare tutto interno al centrodestra: da una parte Antonio Ammirati, sostenuto dai partiti della coalizione unitaria, dall'altra Umberto Lorecchio, espressione di una lista civica e sostenuto da Noi Moderati con appoggi trasversali.

Non una bandiera, non un simbolo, non un uomo in campo per l'area che dovrebbe rappresentare l'alternativa. L'assenza totale di liste e candidature per la presidenza nel crotonese fotografa una crisi di identità che va oltre la semplice sconfitta elettorale: è una crisi di classe dirigente e di prospettiva politica.