Calabria, ispettore di polizia arrestato: il Riesame conferma le accuse
Il tribunale blinda l'inchiesta della DDA di Catanzaro: il poliziotto resta sotto scacco per l'uso illecito dei sistemi informatici
Resta solido l’impianto accusatorio nei confronti dell’ispettore di polizia coinvolto nella recente operazione del Ros dei Carabinieri, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro. Il Tribunale del Riesame ha infatti rigettato le istanze della difesa, confermando le gravi ipotesi di reato che gravano sul poliziotto, finito in manette poche settimane fa.
Al centro delle indagini, condotte con estremo rigore dagli uomini dell'Arma, vi sarebbe un uso sistematico e spregiudicato delle banche dati in dotazione alle Forze dell'Ordine. Secondo l'accusa, l'ispettore avrebbe interrogato i sistemi informatici non per fini istituzionali, ma per scopi strettamente personali, violando i protocolli di sicurezza e il segreto d'ufficio.
Questi accessi abusivi avrebbero permesso al poliziotto di acquisire informazioni riservate che, nel contesto investigativo, delineano un quadro di infedeltà ai doveri d'ufficio particolarmente allarmante per l'integrità dell'amministrazione della Pubblica Sicurezza.
L'inchiesta si intreccia con un altro filone scottante della Procura catanzarese: quello che riguarda Paolo Paoletti, noto imprenditore del settore della grande distribuzione alimentare. I magistrati sospettano che tra l’ispettore e Paoletti esistessero rapporti tutt'altro che limpidi, proprio nel periodo in cui l’imprenditore era sotto la lente d’ingrandimento per la gestione dei suoi supermercati.
La conferma del Riesame suggerisce che gli indizi raccolti – tra intercettazioni e riscontri documentali – abbiano superato il vaglio della gravità indiziaria. Le contestazioni a carico del poliziotto si inseriscono in un panorama più ampio di presunte collusioni che miravano a favorire interessi privati attraverso l'uso improprio di una funzione pubblica.
