Armi e truffa: revocata confisca patrimoniale a sorvegliato speciale vibonese (NOME)
Il Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Catanzaro – aveva disposto la misura di prevenzione patrimoniale con sequestro ai fini della confisca dei beni nella disponibilità di Domenico Criniti, 40 anni di Soriano Calabro, per un valore complessivo di circa 250.000 euro. L’attività di indagine nasceva a seguito della proposta avanzata dal questore di Vibo Valentia sulla base di una articolata attività info – investigativa che aveva visto impegnato l’Ufficio Misure di Prevenzione della Questura. In particolare, il provvedimento aveva evidenziato una netta sproporzione degli investimenti e dei beni posseduti rispetto ai redditi leciti.
Domenico Criniti è accusato di aver commesso una serie di condotte illecite in materia di armi e reati contro il patrimonio, frequentando con assiduità personaggi noti alle forze dell’ordine, dedicandosi al reato di truffa a partire dal 2003, proseguendo fino agli anni 2018, 2019 e 2020. Proprio nel 2013 era stata registrata una spiccata propensione del nucleo familiare agli investimenti immobiliari, nonostante la condizione reddituale e finanziaria fosse inconsistente.
L’attività della Questura aveva interessato un arco temporale ricompreso tra il 2010 ed il 2020 e avrebbe permesso di svelare, nella ricostruzione del suo patrimonio, una considerevole sproporzione patrimoniale rispetto alla capacità reddituale complessivamente espressa.
Il provvedimento di sequestro finalizzato alla confisca aveva riguardato quattro fabbricati ubicati a Soriano Calabro, del valore stimato in circa 140. 000 euro, 12 veicoli tra autocarri, autovetture e motoveicoli, del valore complessivo stimato in 75mila euro, due interi compendi aziendali (di cui una con volume d’affari di 35. 000,00 euro) e 22 tra conti correnti, deposito risparmio e buoni fruttiferi. Il Criniti proponeva ricorso in appello con i propri avvocati Giuseppe Di Renzo e Giuseppe Orecchio riuscendo a dimostrare la lecita provenienza di tutti i propri beni. In particolare, i legali avvalendosi di una complessa attività d’indagine difensiva, allegando agli atti anche una consulenza tecnica, hanno dimostrato la lecita provenienza dei beni e la non sperequazione con i redditi familiari; all’esito della camera di consiglio la Corte d’Appello di Catanzaro (presidente dottoressa Mellace) accoglieva l’appello e disponeva la revoca della confisca di tutto il patrimonio riconducibile al Criniti.
