Spaccio di marijuana e cocaina nel Vibonese, chiusa l'inchiesta. Ci sono 16 indagati
Sono accusati, a vario titolo, di aver in concorso tra loro acquistato e ceduto sostanze stupefacenti. Teatro dell'attività di spaccio il comprensorio delle Serre vibonesi
di PAOLO DEL GIUDICE
Reca la firma del pubblico ministero della Procura della Repubblica di Vibo Valentia, Filomena Aliberti, l'avviso di conclusione delle indagini condotte sul campo dai carabinieri nei confronti di sedici persone, poco più che ventenni, che avrebbero, in concorso tra loro e a vario titolo, acquistato e ceduto sostanze stupefacenti del tipo marijuana, cocaina e canapa indiana; teatro dell'attività di spaccio il comprensorio delle Serre vibonesi.
Gli indagati. Rischiano il processo Damiano Mamone, 34 anni, di Serra San Bruno; Davide Tassone, 24 anni di Serra San Bruno; Simone Musolino, 26 anni di Brognaturo; Giovanni Gimigliano, 23 anni di Catanzaro; Angelo Garieri, 31 anni di Cardinale; Attilio Candido, 24 anni residente a Isca sullo Ionio; Cristian Francesco Valenti, 21 anni di Serra San Bruno;Fernando Spatola, 20 anni di Serra San Bruno; Emanuele Nino , 28 anni di Santa Caterina dello Ionio; Manuel Delfino, 29 anni di Reggio Calabria; Giuseppe Gamo, 27 anni, di Spadola; Emanuele Mancuso, 29 anni, di Nicotera; Francesco Cannizzaro, 27 anni, di Sant’Eufemia d’Aspromonte; Piera Tounsi, 23 anni di Suzzara; Marco Cunsolo, 31 anni di Soverato; Vincenzo Tino, 27 anni, di Capistrano.
Le accuse. Tra i molteplici capi di imputazione, emerge che a Mamone, Tassone, Musolino, Gamo, Cunsolo e Tounsi viene in particolare contestato di aver acquistato o comunque detenuto, trasportato e ceduto a terzi della sostanza stupefacente, in concorso tra loro e così violando l'art. 73, commi 1 e 4, del DPR 309/1990; secondo la ricostruzione degli inquirenti, Damiano Mamone avrebbe fornito la sostanza stupefacente a Simone Musolino per il tramite di Davide Tassone; il Musolino avrebbe acquistato e rivenduto la sostanza stupefacente convogliando i proventi dell'attività di spaccio sulla carta “Postepay” in uso a Davide Tassone. Proprio nei confronti di Davide Tassone il PM muove un'altra contestazione, ossia di aver ceduto della sostanza stupefacente, precisamente marijuana, a Cristian Francesco Valenti e a Fernando Spatola, il quale a sua volta l'avrebbe ceduta ad altri soggetti.
Altri espisodi di spaccio, sempre nella “piazza” serrese, vengono contestati a Damiano Mamone, il quale, in concorso con Cristian Valenti, Nino Emanuele, Francesco Gimigliano e Francesco Attilio Candido, avrebbero acquistato, ricevuto e ceduto sostanza stupefacente; specificamente Mamone avrebbe “rifornito” Valenti, Emanuele, Gimigliano e Candido che a loro volta avrebbero ceduto lo stupefacente a terzi, non identificati. Damiano Mamone è poi interessato da ulteriore capo d'accusa, che lo vede in concorso con Emanuele Mancuso, figlio di Pantaleone Mancuso, e Vincenzo Tino; Mancuso e Tino vedono la propria posizione aggravata dalla contestazione di recidiva nel fatto; Mamone sarebbe protagonista di ulteriori ipotesi di cessione di stupefacenti, sempre a Serra San Bruno, nei confronti di Cannizzaro Francesco e Garieri Angelo, anche loro indagati, nonché di un'ipotesi di coltivazione di canapa indiana, in concorso con Manuel Delfino, che avrebbe procurato i semi di canapa oltre a prodotti specifici per l'attività di coltivazione, senza “lesinare” consigli utili per coltivazione. Ed ancora per la coltivazione di canapa indiana vengono coinvolti nell'indagine Davide Tassone e Simone Musolino.
Gli avvocati. Figurano tra i legali degli indagati Vito Regio, Cosimo Albanese, Domenico Barillari, Vincenzo Galeota, Pietro Funara, Domenico Cortese, Giuseppe Gervasi, Giuseppe Tropiano, Domenico Pietragalla, Pasquale Foti, Bruno Ganino, Francesco Sabatino, Francesco Capria, Gregorio Calarco, Giuseppe Monardo, Giuseppe Morelli, Francesco Muzzopappa.
Il reato. Sono davvero severe le pene previste dall'art. 73 del DPR 309/1990, legge più volte modificata dal legislatore e dalla Corte Costituzionale; al netto di ulteriori aggravamenti di pena per i casi di concorso o continuazione del reato (ossia più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso), l'art. 73 prevede che “Chiunque, senza l'autorizzazione di cui all'articolo 17, coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alla tabella I prevista dall'articolo 14, e' punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da euro 26.000 a euro 260.000.
