Nessuno squillo di trombe, solo contenuto dolore visibile fin dentro gli incavi del minuto paese calabrese. San Costantino, culla e sepolcro. Nel silenzio più mesto e tenero della sua piccola capitale contadina, nel giorno dedicato alla Repubblica italiana, a San Costantino di Briatico, l'ultimo saluto a Luigi Maria Lombardi Satriani. L'uomo dello sguardo fisso al villaggio della memoria, il referendario signore dell'epopea contadina delle radici. Una piazza di pietre cocenti come fosse un salone degli specchi, dove i molteplici sguardi dei presenti non osano distogliersi dalla casa della memoria, dalla biblioteca del contadino, dall'infanzia di Luigi, dagli studi del giovane universitario, dai concetti sublimatori dell’umano del professore, dalle ricerche sopraffine dell'antropologo, dalla riconoscenza alla grandezza dell’uomo. Un ritratto del vero dove il tempo continua a non definirsi, eppure va incontro all’uomo che fino a un attimo prima lo ha sempre cercato. Una piazza che ricongiunge il passato all’odierno, quella di San Costantino di Briatico, gremita da diverse generazioni, uomini e donne figli di quella civiltà contadina matura e responsabile che, l'antropologo, ha continuamente studiato e valorizzato, restituendole il valore autentico della radice umana.

Una cerimonia mite, ammantata di vera riconoscenza verso la dignità intellettuale, culturale, morale e umana di un grande calabrese. Non il calabrese di turno, ma del turno. Quello mai smontante, sempre operativo, in contatto con la storia il giorno e il dì. Nei meriggi cocenti in cui la Calabria ha sempre qualcosa di nuovo da dirgli. Era un buon uditore, il professore. In Calabria, Luigi Maria Lombardi Satriani, ha sempre portato il mondo, quello intellettuale, colto, il mondo della semplicità umana possibile, e onorando, con orgoglio e soddisfazione, la terra dei suoi padri. San Costantino è stato un grande salotto sopra il mare, qui nasce il professore e qui egli vi torna di continuo, per esigenza dell’anima e dello spirito. Ha portato la Calabria in tanti mondi diversi, commemorando come solo egli sapeva fare, il senso dei paesi, la vita che in questi ha sempre pulsato, la storia di cui sono custodi, il sacrificio che dispongono e poi il garbo con cui accolgono il viaggiatore, mentre curano l’abitante. E facendosi egli stesso villaggio, piazza, ruga, canto popolare, tradizione antica. Voce di madre e di Madonna. ‘Ncrinata, cumprunta e affruntata, presepe di Natale. A ufficiare le esequie Mons. Attilio Nostro, vescovo della diocesi di Mileto - Nicotera - Tropea che, nella sua toccante omelia ha saputo ricordare con cristiano trasporto, unitamente l'uomo e l'intellettuale, due figure, anche innanzi a Dio, imprescindibili. Non una senza l'altra, e viceversa. Una coniugazione spirituale narrante la grandezza umana e divina che il professore di San Costantino lo ha sempre contraddistinto.

Un altare contadino, come sarebbe piaciuto al professore, accoglie il feretro che dalla cappella di famiglia, con pochi passi appena, senza neppure far percepire il rumore dei tacchi delle scarpe di chi in spalla lo accompagna per il breve tratto, preparato dalla sua gente, dalle mani callose che egli ha sempre amato, quando anche solo con lo sguardo fotografava la terra che in esse sedimentava tra le pieghe e nelle piaghe. Un altare vivo, orlato da una schiera di sacerdoti, ognuno rappresentante i luoghi che Luigi Maria Lombardi Satriani, in vita, ha particolarmente amato. A cui è sempre stato devoto. La Calabria è stretta nel suo materno sentire, ai piedi di uno dei suoi padri illustri. U Baruni, u professuri, u senaturi. Colui che come pochi è stato in grado di contemperare cultura e dignità.
Nell’elegante malinconia di un 2 giugno commemorativo dell’uomo e della Repubblica, un carico potente di affetto e soprattutto di riconoscenza al genio e alla dignità intellettuale del professore Luigi Maria Lombardi Satriani. Un marcatore distintivo identitario che, guardando alle radici, della Calabria con le sue tradizioni, la sua cultura folclorica, gli usi, i costumi e la memoria, ne ha fatto illuminato successo.

La casa baronale dei Lombardi Satriani, zitta e mutaassiste commossa alle esequie del suo Luigi. Qui è cresciuto il professore, con lo zio Raffaele si è formato. Qui dove la biblioteca delle tradizioni popolari calabresi splende di luce propria, si è nutrito d’ogni cosa. Qui dove la sua poltrona, posta tra due finestre, ha tutta una vita di studi e di ricerca da raccontare, vivrà per sempre.
La Calabria perde non solo un calabrese, ma il padre della cultura popolare. l'Italia perde il suo più grande antropologo, lo scrittore, il poeta contadino vissuto a cavallo tra il XX e XXI secolo. E poi chi perde un amico, chi una guida, chi il professore. Tutti perdiamo qualcosa.

Molti i presenti a rendere omaggio a Luigi Maria Lombardi Satriani. Politici locali, amministratori vicini e lontani presenti con i gonfaloni dei propri comuni. E poi allievi, amici, estimatori. Fulvio Librandi, Vito Teti, che mai sarebbero mancati nel porgere l’ultimo saluto ad un uomo così grande. Ma pur gremita la piazza di San Costantino, che a gettarvi una monetina non avrebbe tintinnato, è stato assordante il rumore delle grandi assenze.

Avrei perdonato i gatti se solo non li avessi visti lì a far le fusa fuori dal palazzo, sul lastricato cocente della piazza di pietra, ma tanti altri no. Tanti altri non chiedano giustizia per essere non pervenuti. Mi avrebbe fatto piacere vedere presenziare, in riconoscenza all’accademico, Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza di Roma di cui Lombardi Satriani è stato professore emerito di etnologia. Peraltro Luigi era un pezzo delle sue radici calabre. Mi sarebbe piaciuto vedere Nicola Leone, rettore dell'Università della Calabria, dove Lombardi Satriani fu docente e preside della facoltà di Lettere. Non era certo una pretesa la loro presenza, ma mi sarebbe piaciuta. Il professore sono certa, lo avrebbe gradito. Le assenze più rumorose, però, sono ben altre. Macchiandoci ancora una volta di povertà umana e culturale, all’ultimo saluto a Luigi Maria Lombardi Satriani manca la Calabria delle istituzioni. Quella che non è che mi sarebbe piaciuto vedere, ma avrei preteso ci fosse. Assente totale la Regione Calabria, la provincia di Vibo Valentia, il comune capoluogo di provincia. Non pervenuta la sottosegretaria per il Sud e la coesione territoriale, Dalila Nesci.