Troppi giovani morti e feriti tra Vibo e Vibo Marina, una strada da mettere in sicurezza
Le strade della morte. Dalla costa tirrenica a quella ionica, specie nel periodo estivo, il sangue continua a scorrere a fiotti lungo le arterie calabresi. Anche Vibo e la sua provincia pagano ogni anno un tributo significativo di vite. Morti e feriti si susseguono lungo la Statale 18, senza riflettere sulla pericolosità di quella maledetta arteria, specie nel tratto che congiunge Vibo Valentia alla principale frazione costiera, quella di Vibo Marina. Ieri l'ennesimo grave incidente che solo per un caso ha portato ad altro spargimento di sangue. Lo scontro tra un'auto e una moto ha seminato panico e un ragazzo è finito in ospedale.
Una decina di chilometri, o meglio, un vero e proprio labirinto nel quale è difficile districarsi ed uscire indenne anche per chi la strada la conosce bene. Con qualche rettilineo che invita a correre e puntuali curve e tornanti che sopraggiungono costringendo gli automobilisti agli straordinari per controllare la vettura, quasi fosse un circuito di Formula 1. Il prezzo più alto lo pagano, però, quasi sempre i centauri. All'inizio dell'autunno 2019 perse la vita Federico Di Betta, 17 anni, di Vibo Marina, deceduto dopo tre giorni di agonia, per una strana ironia della sorte, anch'egli studente del liceo scientifico G. Berto di Vibo Valentia. Nel luglio 2020, poco dopo il tramonto, sempre nei pressi di contrada Silica, è stata la volta di Gianluca Calabria, giovane appassionato di motori che, dopo un sabato in spiaggia, si apprestava a fare rientro in città. La Statale 18, come la Statale 106 che sul fronte opposto rimane lì a fare vittime, non ha dato scampo neanche a lui.
Insomma, il pericolo lungo la Statale 18 è costante, in ogni periodo dell'anno. Durante la bella stagione il principale problema è costituito dal traffico sostenuto, dall'autunno il principale problema è legato al rischio frana, con alberi che cadono sull'asfalto e smottamenti in serie, su un territorio ad alto rischio idrogeologico. Il tutto nel silenzio assoluto della politica che non riesce ad immaginare un miglioramento del via di collegamento. Eppure, nel gioco delle parti, in quello stucchevole refrain tra amministratori, infarcito di scaricabarile e burocratichese, ogni qualvolta scorre il sangue lungo la Statale tirrenica, un dato è certo: chi gestisce la cosa pubblica, ad ogni livello, è responsabile di quelle morti. Perchè non è assolutamente pensabile che un'arteria così nodale rimanga tanto insicura senza che qualcuno alzi un dito.
Nella fattispecie, il tratto compreso tra Vibo Valentia e Vibo Marina è ricco di tornanti, curve a gomito al termine di invitanti rettilinei, nella quasi totale assenza della segnaletica. Talvolta in mezzo ai tornanti capita di trovare macchine in panne ed automobilisti che tentano disperatamente di riavviarle. Spesso, nel cuore della notte, è possibile individuare ragazzi a piedi o in motorino specie nel periodo estivo. E poi ci sono, inevitabilmente, le interruzioni, le buche, l'asfalto malmesso a creare problemi di aderenza alle vettura, per non parlare degli innesti dalle abitazioni private senza alcuna segnalazione. Così le vittime si continua a contare sull'asfalto nella totale indifferenza di chi da questo territorio dovrebbe alzare alta la voce.
Ebbene, il Consiglio comunale di Vibo Valentia ha approvato, tempo addietro, un ordine del giorno urgente a seguito dell’incidente avvenuto l'11 luglio 2020 nei pressi dell’Hotel 501, costato la vita al giovane Gianluca Calabria. E' stato il consigliere Lorenzo Lombardo a presentare l’ordine del giorno urgente perché “non possiamo aspettare neanche un solo giorno in più”.
La necessità, ha spiegato Lorenzo Lombardo, è quella di “avviare tutte quelle misure per mettere in sicurezza quel tratto di strada che sta diventando la strada della morte”. “Statisticamente – ha aggiunto - quel tratto di strada è quello con la più alta percentuale di incidenti spesso mortali”. Per questa ragione ha chiesto di avviare l’iter procedurale con l’Anas - che ha la competenza - per installare un dissuasore di velocità. Sono passati due anni, ma ancora l'iter non è stato completato, mentre gli incidenti in quel tratto di strada si continuano a susseguire.
