Il prestito del pilota e l’ombra della ’ndrangheta vibonese
Un prestito da 30mila franchi svizzeri, concesso nel 2018 dal pilota di rally Max Beltrami al giovane lecchese Norberto Fumagalli Beretta, allora ventenne, è tornato al centro dell’attenzione investigativa. La vicenda, che all’epoca sembrava un semplice affare privato, avrebbe invece attirato l’interesse di esponenti legati alla ’ndrangheta brianzola.
Secondo quanto emerso dalle indagini, Luca Vacca e Claudio “Claudione” D’Ambrosio, ritenuti vicini alla criminalità organizzata, sarebbero intervenuti per ottenere la restituzione della somma e, al contempo, per consolidare la propria influenza in Brianza. D’Ambrosio figura tra i principali imputati della maxi-operazione “Freccia”, condotta nel 2020 dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e considerata un nuovo colpo alla rete delle cosche radicate nel territorio monzese. Una decina di persone sono state rinviate a giudizio dal Tribunale di Monza, mentre in un parallelo processo con rito abbreviato a Milano sono già arrivate sedici condanne, con pene fino a 14 anni di reclusione, tra cui quelle ai cugini Umberto e Carmelo Cristello e allo stesso Vacca.
L’inchiesta ha riportato alla luce le ramificazioni di alcune famiglie originarie di Vibo Valentia, che avrebbero continuato a gestire affari illeciti nella zona di Seregno dopo la storica operazione “Infinito”. Le attività criminali spaziavano dal traffico di droga all’usura, dal recupero crediti al controllo dei venditori ambulanti fuori dai locali notturni, fino all’imposizione di società di sicurezza privata ai gestori di bar e discoteche.
È proprio in uno di questi locali, il Polaris di Carate Brianza, che nel 2019 si sarebbe consumato l’episodio chiave: Vacca e D’Ambrosio avrebbero incontrato Fumagalli Beretta per sollecitare il rimborso del prestito di Beltrami. “Queste cose di prendere i soldi le facciamo noi calabresi”, avrebbe detto Vacca al giovane, secondo quanto riportato nell’ordinanza.
D’Ambrosio, che in passato avrebbe collaborato alla sicurezza del pilota, ha negato ogni accusa di minacce o intimidazioni. Il processo è destinato a riprendere nel mese di novembre, mentre gli inquirenti continuano a indagare sui legami tra il mondo delle corse, il denaro e le propaggini della ’ndrangheta in Brianza.
