Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia (presidente Chiara Sapia, a latere Claudia Caputo e Giorgia Ricotti) ha condannato a otto anni di reclusione Domenico Bonavota, 41 anni, considerato il capo dell'omonimo clan di Sant'Onofrio, attualmente latitante e imputato nel processo scaturito dall'operazione "Talitha Kum". Nei suoi confronti la pubblica accusa aveva chiesto la condanna a dieci anni di carcere. All'esito della camera di consiglio, i giudici hanno sciolto le riserve assolvendo Bonavota (difeso dagli avvocati Nicola Cantafora ed Enzo Gennaro) dal reato di estorsione ma condannandolo ad otto anni per gli altri capi di imputazione contestati.

Due condanne e un'assoluzione. Oltre a Domenico Bonavota è stato condannato a 7 anni e tre mesi di reclusione anche Giuseppe Barbieri (difeso dagli avvocati Sergio Rotundo e Salvatore Staiano). Nei suoi confronti il pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, aveva invocato 8 anni e 9 mesi. Assolto perché "il fatto non sussiste" Domenico Cugliari, alias "Micu i Mela", zio dei Bonavota e ritenuto uno dei reggenti della famiglia di 'ndrangheta di Sant'Onofrio. L'accusa aveva chiesto anche per lui 8 anni e 9 mesi ma il Tribunale accogliendo le argomentazioni dei suoi difensori, gli avvocati Francesco Muzzopappa e Michelangelo Miceli, ha emesso nei suoi confronti un verdetto di assoluzione.

Operazione "Talitha Kum". Il nome dell'inchiesta è quello della cooperativa del luogo oggetto di una serie di danneggiamenti a fini estorsivi. La vicenda risale al 2011 quando vennero tagliati mille alberi di ulivo di proprietà di uno dei soci che si era rifiutato di regalare ad esponenti del clan Bonavota 500 litri di olio all'anno. Il titolare della cooperativa sarebbe stato poi costretto a cedere un terreno al clan.