Da rifare il processo di secondo grado a Catanzaro nei confronti di 6 imputati coinvolti nell'operazione antimafia denominata "Ragno"                 
 La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza della Corte d'Appello di Catanzaro emessa il 28 maggio dello scorso anno contro il clan Soriano di Filandari. Da rifare, dunque, il processo di secondo grado per i reati di associazione mafiosa ed estorsione a vario titolo contestati a:
Giuseppe Soriano
Leone Soriano, ritenuto a capo del clan, che era stato condannato a 15 anni e 6 mesi (1 anno e 6 mesi in primo grado per il solo reato di danneggiamento); Gaetano Soriano, fratello di Leone, che era stato condannato a 15 anni e 9 mesi (assolto in primo grado); Carmelo Soriano, figlio di Gaetano, che era 10 anni, 6 mesi e 13mila euro di multa (assolto in primo grado); Giuseppe Soriano, che era stato condannato 10 anni, 8 mesi e 13mila euro di multa; Graziella Silipigni, che era stato condannata a 3 anni, 4 mesi e 800 euro di multa (assolta in primo grado); Francesco Parrotta in appello 9 anni e 6 mesi (assolto in primo grado). Tutti, tranne la Silipigni, erano stati riconosciuti colpevoli di associazione mafiosa.
Gaetano Soriano
Reggono al vaglio della Cassazione solo due capi d'imputazione (danneggiamento) contestati a Leone Soriano ed al nipote Giuseppe Soriano (figlio dello scomparso Roberto Soriano e di Graziella Silipigni).
In primo grado, nel maggio del 2014 il Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto dal giudice Fabio Regolo (ora pm alla Procura di Catania) aveva condannato solo a Leone Soriano ad 1 anno e 6 mesi per il solo reato di danneggiamento, e Giuseppe Soriano a 5 anni e 6 mesi.
In Corte d'Appello a Catanzaro erano stati invece 65 gli anni di carcere inflitti dai giudici con un ribaltamento quasi totale della sentenza di primo grado. Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati Muzzopappa, Aricò, Staiano, Brancia, Vecchio, Spigarelli e Lopresti. (g.b.)
Leone Soriano
Francesco Parrotta
Graziella Silipigni
Carmelo Soriano