Faida di Platì, il Tribunale del Riesame scarcera Natale Trimboli
E' accusato dalla Dda di Reggio Calabria dell'omicidio del cognato Pasquale Marando, boss della 'ndrangheta e narcotrafficante di fama internazionale
Torna in libertà Natale Trimboli. Il provvedimento è stato adottato stamane dal Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, chiamato nuovamente a pronunciarsi sulla sussistenza del quadro indiziario, a seguito della pronuncia con cui la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso proposto dall’avvocato Francesco Lojacono, aveva annullato con rinvio la precedente ordinanza di segno contrario emessa dallo stesso Tribunale.
L'accusa. A Natale Trimboli viene contestato dalla Dda reggina il concorso nell’omicidio del cognato Pasquale Marando, boss della ndrangheta e narcotrafficante di fama internazionale, il cui cadavere non è mai stato ritrovato. Secondo la prospettazione accusatoria, fondata sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di Giustizia (Rocco Varacalli, Rocco Marando e Agresta Domenico), tale delitto sarebbe stata la risposta dei Trimboli agli omicidi di due loro fratelli e di un loro cugino, anch’essi vittime di lupara bianca, ordinati da Pasquale Marando. Lo scontro armato tra i due nuclei familiari, in origine strettamente alleati, sarebbe stato conseguenza dei dissidi sorti in relazione alla spartizione dei proventi del narcotraffico ed alla supremazia mafiosa nel difficile territorio di Platì.
Il verdetto. Il Tribunale del Riesame, stavolta, preso atto della pronuncia della Corte di Cassazione, ha ritenuto fondati i rilievi critici posti alla sua attenzione dalla difesa del Trimboli, rappresentata dagli avvocati Francesco Lojacono e Davide Barillà, che hanno contestato la credibilità dei collaboratori di Giustizia e l’attendibilità del loro narrato.
Il ricorso di Natale Trimboli, è stato il primo ad essere stato esaminato dalla Suprema Corte, ed alla relativa pronuncia a lui favorevole ha fatto seguito, nei mesi successivi, l’accoglimento di quelli proposti dagli altri indagati coinvolti nella faida, attualmente detenuti, e le cui posizioni, a breve, dovranno dunque essere anch’esse nuovamente esaminate dal Tribunale del Riesame reggino.
