Il Partito democratico calabrese ha definito le candidature per le segreterie provinciali in vista dei Congressi che si celebreranno tra il 27 e il 29 giugno. E a parte le province di Reggio Calabria e Crotone, dove sono emerse candidature unitarie, a Vibo Valentia, Cosenza e Catanzaro si profilano duelli.

Ma andiamo con ordine.

Alla scadenza del termine per presentare le candidature alle segreterie delle federazioni provinciali del Pd, a Crotone è emersa una sola candidatura, quella dell'uscente Leo Barberio. Stessa cosa a Reggio Calabria, dove su Giuseppe Panetta, ex sindaco di Cardeto, è stata trovata la quadra, superando così le candidature emerse nelle ultime ore, quella del segretario uscente Antonio Morabito e quella di Alex Tripodi.

Discorso diverso a Vibo, Cosenza e Catanzaro.

A Vibo Valentia, la commissione provinciale ha proceduto alla verifica della documentazione presentata e alla valutazione della conformità delle candidature ai requisiti previsti dallo Statuto e dal Regolamento congressuale e all’esito dell’istruttoria ha deliberato la convalida delle due candidature a segretario provinciale, quella di Teresa Esposito, attuale coordinatrice regionale delle Donne democratiche che dovrebbe avere il sostegno del consigliere regionale Raffaele Mammoliti e dall’ex consigliere regionale Luigi Tassone, e del sindaco di Francavilla Angitola Giuseppe Pizzonia, vicino all'aera che fa riferimento al consigliere regionale Ernesto Alecci.

A Cosenza sfida tra Pino Le Fosse, sostenuto dell’area Enza Bruno Bossio-Nicola Adamo e Carlo Guccione, e il sindaco di Celico, Matteo Lettieri, sponsorizzato dai consiglieri regionali Mimmo Bevacqua e Franco Iacucci.

Catanzaro, infine, il sindaco di Gasperina, Gregorio Gallello, sostenuto dai consiglieri regionali Amalia Bruni e Ernesto Alecci, contenderà la segreteria provinciale all'ex consigliere regionale Francesco Pitaro, ma nelle ultime ore è scoppiato il “caso Lamezia”, con Doris Lo Moro, candidata sindaco di Lamezia Terme per il centrosinistra, fortemente critica contro gli accordi “preconfezionati” tra i big territoriali.