Omicidio Franzoni a Portosalvo, le dichiarazioni dei pentiti non bastano: nuovo Tdl per Barba
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l'ordinanza del gip distrettuale di Catanzaro nei confronti dell'imprenditore edile
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l'ordinanza del gip distrettuale di Catanzaro che aveva disposto l'arresto in carcere dell'imprenditore edile Franco Barba. I giudici romani hanno accolto il ricorso presentato dall'avvocato Diego Brancia.
L'omicidio Barba è accusato di essere il mandante dell’omicidio di Mario Franzoni, avvenuto il 21 agosto 2002 a Porto Salvo di Vibo Valentia, allorché la vittima (legata secondo gli inquirenti agli ambienti della criminalità locale) - ormai residente a Mariano Comense da anni, fece ritorno in Calabria per trascorrere un periodo di vacanze estive nel luogo di origine. Franzoni, a bordo della propria autovettura Fiat Panda, venne letteralmente crivellato di colpi da arma da fuoco e morì sul colpo.
Le indagini L’indagine prima in capo alla Procura ordinaria di Vibo Valentia, venne archiviata nel 2010, con successiva iscrizione della notizia di reato nel 2016 alla Dda di Catanzaro, dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, rei confessi dell’omicidio. Si tratta dei pentiti Raffaele Moscato, Giuseppe Giampà, Pasquale Giampà e Domenico Giampà.
L'arresto Il mandato di cattura nei riguardi dell’imprenditore Franco Barba era stato emesso, a distanza di anni, nel luglio 2017, anche grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Andrea Mantella, che avrebbe ricevuto proprio il mandato dell’organizzazione ed esecuzione dell’omicidio dallo stesso Barba, il quale in cambio lo aveva ripagato con la costruzione di un fabbricato in località Cervo a Vibo Valentia circostanza che sarebbe stata riscontrata dagli investigatori. Mantella si era a sua volta rivolto ai lametini, con cui vi erano rapporti di scambio di favori.
L'esecuzione Domenico Giampà sarebbe stato incaricato da Mantella e da Francesco Scrugli di eseguire materialmente l’omicidio, su richiesta di Barba. Il collaboratore lametino ha sempre confermato di essere stato l’esecutore materiale dell'omicidio, riscontrando, così, le dichiarazioni del Mantella. L’omicidio viene contestato con la duplice aggravante della premeditazione e delle modalità mafiose.
La Cassazione La Corte Suprema di Cassazione ha però accolto le argomentazioni della difesa incentrate sull’illogicità dell’apparato motivazionale della decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro, a cui il Collegio romano ha disposto la trasmissione degli atti per nuovo esame.
