In una lettera gli allievi del "Morelli" provano a mettere fine alla polemica tutta interna all'istituto. "Abbiamo espresso il nostro dissenso senza insultare nessuno"

Ecco il contenuto integrale del testo:

Ci rivolgiamo a voi, studenti del liceo Colao. Lo facciamo tramite questa breve lettera aperta, nel tentativo di mettere a tacere gli inutili disguidi e le patetiche incomprensioni createsi fra noi che facciamo parte di un unico istituto d'istruzione superiore.

Noi alunni del liceo Morelli non abbiamo offeso nè voi,  nè il dirigente scolastico, tantomeno il vostro "illustre ospite";  semplicemente, non abbiamo condiviso le modalità impostate per l'accesso alla conferenza. Abbiamo così espresso il nostro dissenso senza insultare o scadere in definizioni come "figli di papà" o ragazzi "privi di voglia" che disturbano durante le conferenze.

Tuttavia, con questa missiva, non vogliamo inasprire la discussione e rispondere alle offese ingiuste e del tutto inappropriate che ci sono state rivolte poiché, da buoni "scaldasedie" e "morti di intelletto" quali siamo, non riteniamo ne valga la pena.

La sensazione più brutta, in queste ultime settimane, è quella di aver notato che noi nuove generazioni non abbiamo capacità riflessiva. Non si riesce a discernere ciò che giusto da ciò che non lo è. Non si comprende la differenza da un attacco personale a una lotta per linea di principio, solo per sostenere un 'idea, quella giusta.

La maggior parte dei ragazzi che frequentano il liceo artistico Colao di Vibo, vivono questa condizione. Un po' la subiscono. Ciò che notiamo è una grande manipolazione. La volontà a reagire senza comprendere il senso del proprio fare, non centrando il senso della questione. Ci si sente offesi solo per le parole traghettate da terzi, chiaramente miopi e cariche di pregiudizi.