Un'organizzazione criminale che aveva assunto un profilo imprenditoriale importante attraverso la forza dell’intimidazione e del vincolo associativo ed aveva ottenuto il controllo di interi settori dell’economia, in particolare quello turistico alberghiero della costa tirrenica del Lametino. Per farlo la cosca era riuscita a tessere relazioni con esponenti istituzionali, imprenditori, professionisti tant’è che vi sono reati di concorso esterno in associazione mafiosa per soggetti che rivestono queste qualifiche sia in ambito istituzionale che imprenditoriale. Netto il giudizio degli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha coordinato l'operazione "Alibante", tesa a far luce rispetto agli interessi delle cosche lungo la costa tirrenica calabrese, tra i comuni di Falerna e Nocera Terinese.

I magistrati, guidati dal procuratore Nicola Gratteri, hanno ricostruito ruoli e gerarchie, individuando le posizioni specifiche degli indagati. Per la Dda di Catanzaro, Carmelo Bagalà era "il promotore, direttore, organizzatore con il ruolo di capo storico ed attuale dell'omonima cosca, in grado di gestire, tra Falerna e Nocera Terinese, tutti gli affari illeciti e quindi assumere decisioni". Il tutto con una condotta "di basso profilo". Bagalà avrebbe utilizzato, stando alle ricostruzioni investigative "una fitta rete di prestanome, ai quali venivano intestate le quote societarie di 'Calabria Turismo srl e della Sole Srl'". Il tutto per eludere "misure di prevenzione patrimoniali, come sequestro e confisca dei beni".

Roberto Isabella avrebbe avuto invece, "funzioni dirigenziali o di reggenza, operando in sinergia con il capo cosca e coadiuvandolo nella gestione del controllo del territorio" e in generale "delle estorsioni, dell'usura  e del traffico illecito di sostanze stupefacenti ed armi".

Il gruppo criminale sarebbe stato supportato anche da Antonio Rosario Mastroianni. Uomo di fiducia del capo cosca, pure Eros Pascuzzo, e con lui Alessandro e Mario Gallo e Mahmoud Guebre. "Questi ultimi - secondo i magistrati - sfruttavano la loro funzione di gestori del distributore di carburanti Esso". La mente legale della cosca era, infine, Maria Rita Bagalà, figlia di Carmelo, "che amministrava gli affari della società Calabria Turismo, avvalendosi anche del supporto del marito, Andrea Gino Giunti".

Non resta ai margini dell'operazione ovviamente la politica. Nella rete degli investigatori finisce l'ex sindaco di Nocera, attuale direttore di LaC, Pasquale Motta, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa "per avere assunto il ruolo di concorrente 'esterno'" dell'associazione criminale di stampo 'ndranghetistico", vale a dire, la cosca Bagalà". Il giornalista, "pur non potendosi ritenere inserito stabilmente nella struttura organizzativa del clan - spiegano gli inquirenti - di fatto svolgeva in maniera preponderante la funzione di referente politico del boss Carmelo Bagalà".

Motta avrebbe "condiviso e programmato la predisposizione della lista 'Unità popolare nocerese', sfruttando sia il bagaglio relazionale legato al fatto di essere stato ex sindaco di Nocera Terinese - precisa la Dda - sia il legame particolarmente forte con Luigi Ferlaino", un altro degli indagati. E addirittura "risultava essere lo stratega occulto delle trame della politica di Nocera Terinese, leader sostanziale della lista civica Unità popolare nocerese". In sostanza, Motta "poneva la suddetta coalizione politica a disposizione dell'organizzazione mafiosa con la quale condivideva cointeressenze e finalità illecite, consapevole degli interessi criminali della famiglia Bagalà' che si celavano dietro la lista suddetta e - stante la sua incandidabilità - individuava, usandolo come schermo, per perseguire i suddetti fini e contribuire a gestire in modo 'occulto' l'amministrazione favorendo anche gli interessi con sodalizio criminale, in Massimo Pandolfo, la figura politica "pulita" da candidare a sindaco".

Per il Gip, tuttavia, mancherebbe la "dolosa sinergia in campagna elettorale" tra il giornalista e il boss Bagalà. Il giudice per le indagini preliminari chiarisce infatti che "Motta risultava essersi accordato con Luigi Ferlaino al fine di pilotare le competizioni elettorali in maniera del tutto autonoma e indipendente rispetto a Bagalà, del cui intervento in campagna elettorale sembrava comunque essere a conoscenza".