Ha gettato la spugna anche Giuseppe Macrì, il quindicesimo assessore a lasciare la giunta guidata da Elio Costa. La crisi ormai evidente dell'amministrazione con a capo l'ex magistrato è descritta già solo dai freddi numeri. Macrì ha deciso di lasciare consegnando la propria lettera al sindaco in modo riservato forse perchè le condizioni politiche non ne consentivano più la permanenza nell'esecutivo. Nel pomeriggio Costa ha riunito i capigruppo per tentare di trovare una soluzione che consenta di concludere il mandato. L'incontro è ancora in corso. Forse si procederà subito all'azzeramento

E a proposito di dimissioni, ieri ha lasciato l'aula del Consiglio anche Carmela Valia, eletta tra le fila della lista "Liberamente insieme" ed espressione del gruppo che fa capo a Pietro Giamborino. Questa la sua lunga lettera di addio nella quale ne ha avuto per tutti: per la politica, per la burocrazia, per la maggioranza e per le opposizioni.

"Il mio incontro personale con la politica è ormai datato nel tempo. Ho cominciato a conoscere meglio la storia di Vibo Valentia quando mi sono cimentata nella stesura della mia tesi di laurea su un personaggio storico vibonese, Luigi Razza. Lì, ho cominciato davvero a conoscere la storia della mia città. Sig. Sindaco, nulla di personale ma proprio per la stima che ho della Sua persona dovuta anche alla Sua amicizia con un mio stretto congiunto e Suo collega, ho imparato a rispettarLa, cosa che confermo.
Detto questo, ci dividono i fatti, soprattutto dell’azione amministrativa e politica che mi ha vista a suo fianco per mia scelta. E pure ci avevamo messo cuore, anima e volontà.
Ho fatto uno sforzo sovrumano, ho prodotto in questi tre anni e cinque mesi, una violenza culturale contro il mio essere ed ho sostenuto, spesse volte contro la mia stessa volontà, questa amministrazione comunale, un’iniziativa politica che non ho più condiviso già dopo il cosiddetto anno di “prova”.
Il tutto nel tentativo di contribuire e di spingere nella direzione di quello che i maggiori interpreti della politica ispirata alla Dottrina sociale della Chiesa in cui io credo, Dossetti, La Pira, Moro, De Gasperi, indicavano come la Cultura del Bene Comune".

"Sono ormai convinta che le mie irrevocabili dimissioni, siano un atto dovuto a tutti i cittadini vibonesi e per quel che mi riguarda più da vicino, ai miei elettori, a chi aveva creduto come me che il cambiamento, la nuova primavera per Vibo Valentia, poteva avvenire. Per giustezza, sono ancora più convinta di aver agito con lungimiranza a non cedere nell’iniziale richiesta del Sig. Sindaco quando mi aveva offerto la partecipazione all’esecutivo dell’azione amministrativa. Ed anche da quando, dopo il primo anno durante il quale cresceva la mia insofferenza davanti ad una politica non condivisibile, nel rinunciare ai gettoni di presenza che per legge, spettano ai consiglieri comunali.
Se si suol dire che la misura è ormai colma e che basta una goccia per far traboccare il vaso, l’uscita domenica 2 dicembre scorso del Senatore della Repubblica Mangialavori che dice di avere a cuore le sorti della città, è stata per me quella goccia. In questo vortice di polemiche sterili, di battaglie per un potere senza corona, chi ci va di mezzo è solo la città.
Sig. Sindaco della Città di Vibo Valentia, il senatore Mangialavori ritira la sua rappresentanza in nome di un non ben precisato progetto politico. Egli, a mio modesto avviso, non è altro che l’erede legittimo di chi già nella Sua prima esperienza amministrativa, aveva contribuito , a torto o a ragione, a mandarLa a casa. Vedremo strada facendo dove ci porterà questo strisciante consociativismo, denunciandolo perché pericoloso per Vibo e per i vibonesi, che non è altro che un’accozzaglia di intenti inglobanti persone, alla ricerca dei propri interessi.
Ancora oggi la gente non conosce la vera motivazione del perché il Sindaco Costa sia stato sfiduciato nella sua prima legislatura e come oggi, la storia che è fatta di corsi e di ricorsi, si ripete".

"Questa è la mia impressione, il constatare dopo aver assistito in questi anni a trasversalismi inconcepibili, che si lavora per accerchiare la città, per metterla in un sacco, non accorgendosi o facendo finta di non accorgersi del grande stato di sofferenza che essa vive, quasi culturalmente morente, in un profondo stato di oblìo, dove il 50% dei commercianti ha chiuso i battenti e dove tanti altri sono pronti a farlo, dove non si è avuta la capacità e la forza di imporre il proprio ruolo per una città pulita e vivibile, dove non si è riusciti a creare un solo posto di lavoro per la povera gente che attendeva e sperava, dove non si è riusciti ad attivare una programmazione economica che andasse al di là dei soli assestamenti statistici per far quadrare i conti. Non si è riusciti nemmeno ad imporsi attraverso le proprie competenze, per incidere in modo determinante sulla nascente opera per la costruzione del nuovo nosocomio o di nessuna opera pubblica importante, degna di tale nome. Dal 1994, ho iniziato ad interessarmi della politica per la mia città, una politica appassionata, vocata al servizio di tutti, accompagnata dall’azione nel volontariato, un politica dunque, dove partecipare ai consigli comunali, ti spronava a dare il tuo contributo nell’ascoltare con quale passione e responsabilità la discussione politica si ergeva come confronto per la risoluzione dei problemi che si susseguivano e che, nel bene o nel male, si affrontavano.
Oggi, mi sono ritrovata a dover rincorrere assessori, dirigenti, funzionari, quasi chiedendo la carità per ottenere, e spesse volte senza risultato, ciò di cui ogni cittadino ha diritto.
Mi sono ritrovata in un consiglio comunale composto da maggioranza e…maggioranza, quest’ultima rappresentata da tempo ormai da una quasi muta opposizione, soggetta anch’essa ai beceri interessi di turno. Una sedia la mia, che ha iniziato a sobbollire quasi da subito e che più volte sono stata tentata di abbandonare".

"Una sola condizione politica avevo posto, quella di operare una rivoluzione burocratica all’interno di un’amministrazione ormai confusa, ferraginosa, maldiretta e malfunzionante, dimentica della dignità che ogni dipendente comunale merita di avere, a tratti imperiosa nello smembramento e “smistamento” di professionalità che invece di essere rivalutate sono state soggiogate da una politica della gestione del personale scriteriata.
Il tutto condito da una grande amarezza nel constatare giorno dopo giorno, un rimbalzo di responsabilità tra vecchio e nuovo senza mai affrontare e riuscire nell’intento di migliorare la propria. Denuncio da tempo, verificabile dalle trascrizioni dei verbali, uno status quo delle Commissioni consiliari vuote e senza senso, contestate più volte per il numero elevato di sedute rispetto agli argomenti trattati, cioè, quasi nulla. Si possono contare sulle dita di una mano ciò che le Commissioni hanno prodotto concretamente se non centinaia di proposte mai prese in considerazione da nessuno fino ad arrivare a dover inventare al momento argomenti da discutere per superare l’ora stabilita.
A parte la pace dei buoni, una consolidata prassi di parole su parole e richieste su richieste".

"Forti le mie perplessità nel constatare, solo dalla visione dell’albo pretorio, una gestione, legittima ma impropria, dei tantissimi incarichi ad intuito personae ed affidamenti diretti, o dall’affidamento della gestione della Biblioteca comunale ad associazioni fantasma quando il Centro Servizi Volontariato vibonese, unico nel suo genere, ha richiesto più volte un coinvolgimento per ridare dignità e prestigio alla struttura attraverso l’opera di respiro europeo, riconosciuta a tutti i livelli.
Il decadentismo che vive, per quanto mi riguarda, questo consiglio comunale, credo che non si è mai visto prima d’ora, prova ne è anche la quasi indifferenza della stampa e la totale assenza di cittadini, durante le sedute consiliari. Sedute confuse, a volte quasi rocambolesche nell’abbandono continuo di un’aula istituzionale che manca da troppo tempo ormai del principale soggetto che la contraddistingue, la Presidenza del Consiglio.
E poi, Piscopio, il mio paese dove vivo e dove oggi si constata l’abbandono totale da parte di questa amministrazione.
Le pochissime azioni in questi tre anni sono state quasi “estorte” attraverso battaglie continue e insistenti. Strade sporche, arbusti lungo di esse, una delegazione comunale che avrebbe dovuto servire una comunità, mai aperta.
Una villetta comunale degradata e mai di fatto riqualificata. Una piazza, Piazza san Michele un serio pericolo e rischio idreogeologico ed anche di salute pubblica, più volte denunciato in commissione, nei consigli comunali, con un’interrogazione, ma mai sottoposta ad una seria ricerca risolutiva;
una rete idrica pronta ma risultante di grandi mancanze; un cimitero, lasciato all’incuria del tempo, dove il servizio di custodia, almeno funzionante, è stato d’imperio dismesso a nome di un altro servizio per la gestione delle casse comunali; un centro storico con case pericolanti e sede di qualsiasi animale randagio, di topi, zecche e pulci, mai sottoposto anch’esso ad un progetto di riqualificazione, una scuola elementare e media fatiscente, un asilo comunale abbandonato a se stesso.
E i tantissimi bisogni di una comunità ricca di giovani, pieni di entusiasmo nel tentare di cambiare il corso della storia e della loro vita senza però fare i conti con l’inesistenza di chi amministra e non porge nessuna forma di azioni positive a loro favore.
Questo mi rattrista, questo mi ha fatto riflettere sulla mia presenza in un consiglio comunale che pensa solo ai fatti suoi.
La città non ne può più della sterile, vuota inutile e becera discussione ammantata di politica tra il consigliere Luciano da una parte, il consigliere Russo che ormai da tempo pacatamente non si sa cosa invoca, dal fatto che si avverte in quest’aula e sulla nostra città la presenza di un dirigente -regista occulto del gruppo consiliare PD? - ed il sen. Mangialavori che opera velatamente da arbitro onesto lanciando l’idea già storicamente fallita e distruttiva del “Comitato di Salute Pubblica”. Chi sarà Robespierre e chi sarà Danton?
Vedere , ascoltare, leggere tutto ciò, è veramente umiliante per chi come me ci aveva creduto.
Constato allora che non c’è più una classe dirigente per risollevare le sorti della nostra città.
La speranza è che altre generazioni, che certamente vedremo, sapranno cancellare questo momento buio, triste e amaro che questo consiglio comunale, del quale per un trentaseiesimo ne sono responsabile, ha espresso finora.
Auspico che quelli che verranno, sentiranno il bisogno di ispirarsi guardando molto ma molto indietro. E se avranno occhi per vedere, in questo pantheon ideale che immagino, vedranno uomini che hanno dato lustro e cultura alla città, buoni e seri amministratori, uomini come Antonino Murmura, Cesare Bellantoni, Michele Basile, Franco Comito, Michele Aiello, Salvatore Vetrò, persone che non ci sono più ma che verranno ricordati sempre per quello che sono stati.
Mi riservo e mi riprometto di continuare fuori del Palazzo comunale, finchè potrò, a servire la mia città, attraverso un’azione politica di denuncia per tutto ciò che riterrò sbagliato, non applicato, necessario per quel Bene Comune, per quei cittadini onesti che attendono le loro spettanze mentre il vortice per accaparrarsi ed occupare la poltrona più alta continua fino alla prossima mossa del cosiddetto “onesto” di turno.
Libera nella mia scelta, rassegno le mie dimissioni da consigliere comunale della città di Vibo Valentia che, per la sua storia, per la sua cultura ormai sommersa, per la sua bellezza, merita rispetto".