Caro-energia, l’impatto del conflitto in Medio Oriente: Vibo tra le province meno colpite
Se a livello nazionale il peso sui bilanci familiari sfiora i 10 miliardi, nel Vibonese l’aggravio stimato è il più basso d'Italia
Il conflitto in Medio Oriente, scatenato a fine febbraio, sta provocando scosse profonde sui mercati energetici internazionali, ma le ripercussioni sul territorio vibonese si profilano, seppur preoccupanti, più contenute rispetto alle grandi aree metropolitane italiane. È quanto emerge dal più recente report dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha analizzato l’impatto dei rincari delle materie prime a due settimane dall'inizio delle ostilità in Iran. Nonostante le tensioni geopolitiche, il mercato delle materie prime mostra una tenuta inaspettata. Al netto dei combustibili fossili, i prezzi di molti beni industriali hanno addirittura registrato lievi flessioni — come il nickel (-1,9%), il rame (-2,6%) e lo zinco (-3%) — segnale che le catene di approvvigionamento globali stanno reagendo con una certa resilienza. La nota dolente, tuttavia, rimane l'energia: il petrolio ha visto un balzo del 45,8%, mentre il gas ha registrato una crescita del 62%, superando, in termini di sensibilità del comparto, le turbolenze vissute dopo l'invasione russa dell'Ucraina.
Il rincaro dei costi energetici rischia di sottrarre alle tasche delle famiglie italiane circa 9,3 miliardi di euro. Se grandi centri come Roma, Milano e Napoli dovranno far fronte a costi aggiuntivi nell'ordine delle centinaia di milioni, la provincia di Vibo Valentia si colloca nel fondo della classifica nazionale per impatto economico diretto: l'aggravio stimato per il territorio vibonese è di circa 23,1 milioni di euro. Una cifra che, pur pesando sulla capacità di spesa dei cittadini, risulta tra le più contenute del Paese, appena sopra Aosta (21,3 milioni) e Isernia (12,7 milioni).
A preoccupare maggiormente le imprese e i professionisti vibonesi è soprattutto il costo del trasporto. Il balzo del prezzo alla pompa (+8,7% per la benzina e +18,2% per il diesel in due settimane) sta mettendo in seria difficoltà autotrasportatori, pescatori e agricoltori, settori vitali per l'economia locale.
Di fronte a questo scenario, la Cgia di Mestre invoca una strategia articolata. «Ridurre questi prezzi — spiegano dall'associazione — non dipende da una singola misura, ma da interventi fiscali, regolatori e strutturali». Nel breve periodo, l'invito al Governo è quello di agire su accise e Iva, riducendo gli oneri di sistema per alleggerire bollette che minacciano direttamente il potere d'acquisto dei cittadini vibonesi e la competitività delle piccole e medie imprese locali.
