Depurazione in Calabria, sistema che fa acqua: interventi bloccati e impianti difformi
Sono 130 gli agglomerati calabresi coinvolti nella procedura d'infrazione comminata dalla Comunità europea: il 62% del totale regionale
Risale allo scorso mese di giugno il decreto del dirigente del Dipartimento Ambiente che proroga al 30 settembre il termine per il miglioramento di alcuni impianti di depurazione. Ma per risalire all'origine del provvedimento bisogna fare un bel salto indietro: alla giunta Scopelliti che stanziava 38 milioni di euro per "un intervento finalizzato a garantire il livello qualitativo delle acque di balneazione attraverso azioni mirate nelle aree che presentano maggiori carenze di domanda elevata a carattere stagionale e che riducano gli impatti dovuti a situazioni potenziali di scarichi diffusi di reflui".
Depurazione prorogata. Era il 22 luglio del 2011 e, benché siano trascorsi ormai cinque anni, nel frattempo è intervenuta un'ulteriore proroga, che bypassa nuovamente la stagione estiva, per adeguare gli impianti di depurazione. Nello specifico, le piattaforme depurative da riqualificare sono quelle dei comuni di Belvedere Marittimo, di Feroleto Antico, di Paola, di Trebisacce, di Torre di Ruggero, di Bagnara Calabra, di Rocca di Neto, di Gioia Tauro, di Villa San Giovanni, di Reggio Calabria, di Briatico, di Nicotera, di Zaccanopoli e poi la provincia di Crotone che presenta l’ulteriore criticità del fallimento della SO.A.Kro.
Solo il 75%. Che il sistema depurativo calabrese faccia acqua da tutte le parti è cosa nota. Non da ultimo lo certifica annualmente la Comunità europea che nel 2016 ha condannato la Calabria, con sentenza esecutiva, al pagamento di 60 milioni di euro per il mancato adeguamento degli impianti di trattamento dei reflui fognari. Ma per avere un'idea della vastità del fenomeno bisogna far ricorso agli ultimi dati emersi da un report stilato da Legambiente Calabria e cristallizzati in uno studio presentato il 7 luglio scorso. "La Regione Calabria ha una potenzialità nominale complessiva di depurazione pari a 2.786.725 abitanti equivalenti, su un totale (dati Istat dell’ultimo censimento sulle acque) di 3,7 milioni di abitanti, ovvero il 75 % del totale" annota l'associazione che si occupa della tutela dell'ambiente. "Se andiamo ad analizzare però - si legge ancora - la reale capacità di trattare adeguatamente gli scarichi, ovvero con una tipologia di trattamento secondo gli standard previsti dalle normative europee, il dato si abbassa notevolmente. Infatti secondo l’Istat (Censimento delle acque di giugno 2014 con dati al 2012) ad essere trattati in maniera adeguata è il 51,5% del totale del carico generato. Criticità che si ritrovano anche nel quadro delineato dall’ultima procedura d’infrazione (2014/2059) aperta nei confronti del nostro Paese che comprende anche la Regione Calabria. Nel parere motivato del 26 marzo 2015 si evidenzia infatti come ci siano 130 agglomerati calabresi coinvolti, il 62% del totale regionale e il 5% di quello nazionale, per un totale di circa 1,3 milioni di abitanti equivalenti (ovvero il 36%). Inadeguatezza che è già costata alla Regione una condanna da parte della Commissione europea nel 2012 e l’apertura nel marzo di quest’anno della procedura relativa appunto a 130 agglomerati. Procedure che, stando alla simulazione fatta dall’unità di missione del Governo Italia Sicura all’indomani del parere motivato del marzo scorso, costerebbero, a partire dal 2016 e fino al completamento degli interventi di adeguamento richiesti, 480 milioni di euro all’anno, di cui 38 relativi alla Regione Calabria".
Gli interventi bloccati. "Proprio per far fronte alla prima condanna del 2012 era stato stimato un fabbisogno totale per la Calabria di 243 milioni di euro circa e di questi la delibera CIPE ne stanziava 160 milioni circa a cui si aggiungevano altri 83 milioni da altre risorse. Ma stando all’ultimo aggiornamento relativo all’impiego di questi fondi (aprile 2015), in Regione sono state sbloccate opere solo per 104 milioni di euro (per un totale di 8 interventi) e rimangono bloccati ancora 10 opere per ulteriori 140 milioni di euro circa. La causa dei ritardi è imputabile prevalentemente alla mancanza di progetti concreti e immediatamente realizzabili a cui destinare i fondi, come ammesso dallo stesso Ministero dell’ambiente che controlla a livello nazionale il programma degli interventi".
Impianti conformi. Secondo le cifre riportate da Legambiente, elaborate su dati forniti dalla Regione, nel 2013 (ultimi dati disponibili) su un totale di 548 impianti presenti in Calabria sono stati sottoposti a controllo solo 146 impianti risultando conformi 140. Nel dettaglio, in provincia di Catanzaro sono presenti 98 impianti di cui 22 sottoposti a controllo e solo 9 risultati conformi. A Cosenza le piattaforme depurative sono 237 ma solo 84 dichiarate conformi. Non migliora la situazione a Crotone che dispone di 39 depuratori ma solo 1 risultato conforme. A Reggio Calabria sono presenti 114 piattaforme ma solo 31 risultano a norma e, infine, Vibo Valentia con 60 impianti e 15 dichiarati conformi.
