L'impresa impossibile della Vibonese ha un nome: il miracolo rossoblù firmato Rino Putrino
Nominato commissario nel momento più buio, l'uomo simbolo del club compie un autentico capolavoro portando la squadra alla salvezza: «Per amore si fanno cose inimmaginabili, lo dovevo a mio padre e alla città»

Ci sono storie di calcio che vanno ben oltre i novanta minuti di gioco, storie scritte con il cuore, la passione e quel viscerale senso di appartenenza che solo chi è cresciuto a pane e gradinate può comprendere. La salvezza della Vibonese, in questa stagione che sembrava ormai compromessa, porta impressa una firma indelebile: quella di Rino Putrino.
Indicato dal sindaco Enzo Romeo come commissario straordinario per traghettare il sodalizio rossoblù nel momento più triste e delicato della sua storia recente, Putrino è riuscito in un'impresa che ai tanti appariva disperata. Una scelta, la sua, che non poteva essere più azzeccata: trent'anni come voce dello stadio, venticinque alla guida della Scuola calcio nata da un suo sogno, una vita intera dedicata al settore giovanile e persino l'inno ufficiale composto e cantato con gli amici. Se c'era un uomo che poteva tentare l'impossibile, era lui, forte anche dell'affetto unanime del popolo rossoblù che lo ha spinto sin dal primo giorno sui social.
“Salvare la Vibonese è stata un’esperienza meravigliosa, possibile solo a chi ha la maglia cucita sulla pelle, e per questo motivo non lascia nulla d’intentato, fino a rimetterci anche la salute, se serve!” esordisce così Rino Putrino, riavvolgendo il nastro di un'avventura pazzesca. “Indubbiamente, mi sono assunto una responsabilità importante, quasi folle. Ma qualcuno doveva farlo! Con calma, pazienza, visione, organizzazione e amore ho rimboccato le maniche ed ho cominciato a lavorare, partendo dalle regole che non c’erano. Da Capodicasa a Fanello, assumendomi la responsabilità delle scelte, naturalmente condiviso e appoggiato dal patron Caffo. E poi via Bucolo, Bonotto, Marafini, Balla, le tre giornate di squalifica a Marchetti e Di Giglio, l'infortunio a Loza e tanto altro ancora... Ma la forza di volontà era davvero tanta e nessuno voleva mollare”.
La spinta del pubblico e la bolgia del "Luigi Razza"
Il successo è passato anche attraverso una straordinaria operazione di riconnessione con il territorio. Le trasferte infuocate a Milazzo, Lamezia, Barcellona, Ragusa e Gela sono state un'altalena di emozioni, ma è tra le mura amiche che si è compiuto il capolavoro gestionale e umano. “Ho suonato a tutti i citofoni – continua Rino Putrino – per portare gente allo stadio. Chiunque incontrassi per strada lo pregavo di seguire la Vibonese. Abbiamo coinvolto il territorio con ingressi gratuiti per le società vicine e per le scuole calcio. Abbiamo abbassato il prezzo del biglietto d’ingresso al Luigi Razza, riempiendo finalmente la tribuna. E alla fine, abbiamo salvato la categoria e la faccia”.
I conti in ordine e la solidità di Caffo
Oltre ai risultati sul campo, Putrino ha dovuto navigare nella tempesta della gestione economica, trovando risposte certe e alleati preziosi nel tessuto imprenditoriale. “Pippo Caffo è stato garanzia di ogni cosa. Sono stati pagati fin qui tutti. Allenatori, giocatori, fitti passivi, trasferte, materiale sportivo, manutenzione, addetti ai lavori, insomma fino al 30 aprile, Caffo ha pagato tutto e tutti. Siamo riusciti a portare un po’ di ossigeno nelle casse societarie, grazie ad alcuni imprenditori amici, che in maniera diversa, hanno dimostrato la vicinanza. Grazie alla forte vicinanza della socia Elena Fuscaldo, ed alla mia perseveranza nel chiedere, siamo riusciti a farci aiutare dal dottor Francesco Cascasi che ha voluto sostenerci in modo importante, e che non finiremo mai di ringraziare, nella speranza di averlo ancora al nostro fianco. E poi la vicinanza della famiglia La Tassa di Acqua Fabrizia; e poi gli amici Lorenzo Lombardo, poi il titolare della pizzeria Schiavello, e Domenico Maduli ed il dottore Montoro, mio figlio Michele, e quei pochissimi vibonesi che anche con una carezza, hanno dimostrato vicinanza”.
Il futuro della Vibonese: fare il "punto nave"
Con la categoria e l'onore messi al sicuro, è già tempo di guardare avanti, anche se la strada per la programmazione necessita di passaggi chiari e immediati. “Ora bisogna fare il cosiddetto punto nave! Tanti buoni propositi, ma la realtà non è felicissima. Auspico a breve un incontro con tutti i soci, col Sindaco, e con il notaio Vinci, uomo di fiducia di Caffo ed imprescindibile figura per il futuro della Vibonese, prima di riprendere i discorsi lasciati per ora per strada con altri imprenditori interessati”.
E alla domanda se accetterebbe di nuovo questo ruolo così delicato, Putrino non ha esitazioni: “Assolutamente sì. Intanto riprenderei subito mister Fanello! Per amore si fanno cose indicibili ed inimmaginabili. Lo dovevo a mio papà! All’alba dei suoi 96 anni, non volevo che assistesse ad un fallimento e quindi ad una retrocessione della Vibonese. Vorrei solo non si ripetessero gli stessi errori di sempre. Meritiamo palcoscenici diversi, ma serve aprirsi verso tutti. Se dovessi continuare con la Vibonese, sarà perché avrò garanzie di un progetto sano e solido. E senza forestieri”.
