Non più solo Milano. Ora la ‘ndrangheta ha messo radici anche nel cuore produttivo della Brianza, dove i clan della Locride hanno trovato terreno fertile per affari, contatti e riciclaggio. È quanto emerge dalle ultime relazioni della Direzione distrettuale antimafia e della Direzione investigativa antimafia lombarda, che parlano di una presenza ormai strutturata e silenziosamente radicata.
Secondo le analisi, nel territorio di Monza e Brianza operano almeno cinque “locali” di ‘ndrangheta, tre dei quali direttamente legati a famiglie o figure criminali di primo piano trapiantate in Lombardia ma originarie della Locride — da Platì, San Luca, Africo e Gioiosa Jonica.
Le città di Monza, Desio, Seregno, Lentate sul Seveso e Limbiate rappresentano i nuovi epicentri di un sistema che muove capitali, controlla intermediazioni finanziarie e reinveste i proventi del narcotraffico in attività solo all’apparenza pulite: bar, ristoranti, discoteche e imprese di smaltimento rifiuti.
Gli investigatori parlano di un “radicamento invisibile ma capillare”, che si serve di società di copertura e di una rete di contatti imprenditoriali e professionali per infiltrarsi nell’economia legale.
Un’espansione che conferma la straordinaria capacità adattiva della ‘ndrangheta: capace di cambiare volto, di abbandonare la violenza e di indossare giacca e cravatta, diventando parte del tessuto economico.
La Brianza — ricca, produttiva, densamente popolata — è oggi un tassello strategico nella mappa del potere mafioso. E per la Dda lombarda, la sfida non è più solo reprimere, ma intercettare e recidere quei legami economici e sociali che permettono ai clan calabresi di prosperare lontano dalla loro terra d’origine.