Si è concluso il secondo grado del processo nato dall’inchiesta "Turos", la complessa operazione della DDA di Catanzaro che, nell’ottobre 2021, aveva scosso il territorio di Cutro con l'ipotesi di una vasta rete dedita a usura ed estorsione. La Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta da Roberta Carotenuto, ha emesso una sentenza che alterna conferme di colpevolezza a importanti assoluzioni, ridisegnando gli esiti del primo grado celebrato con rito abbreviato.

Il collegio ha confermato le pene per due imputati e rideterminato quelle per altri due, a seguito di concordati con l’accusa. Ecco il dettaglio delle condanne definitive o riformate:

  • Antonio Grande: 3 anni e 8 mesi di reclusione (conferma del primo grado).
  • Domenico Grande: 2 anni e 6 mesi di reclusione (conferma del primo grado).
  • Giuseppe Turrà: 4 anni e 2 mesi (pena ridotta rispetto ai 5 anni e 4 mesi del primo grado).
  • Salvatore Lorenzano: 3 anni e 6 mesi (riduzione rispetto ai 3 anni e 8 mesi iniziali).

L’attenzione si è concentrata anche sui nomi eccellenti che in primo grado avevano subito condanne. I giudici hanno ribaltato la sentenza precedente, sancendo l'assoluzione con formula piena per:

  • Giuseppe Germinara: ex dirigente del Comune di Crotone, che in primo grado era stato condannato a 1 anno e 6 mesi per truffa e abuso d'ufficio (difeso dagli avvocati Mario Germinara e Nicola Rendace).
  • Antonio Lia: poliziotto in servizio presso la Squadra Mobile di Catanzaro, che in precedenza aveva rimediato 1 anno e 4 mesi (difeso dall’avvocato Alessandro Guerriero).
  • Maria Russo: assolta dopo la condanna a 8 mesi in primo grado.

L'operazione "Turos", che era scattata il 27 ottobre 2021 con l’esecuzione di cinque misure cautelari, era stata condotta dalla Guardia di Finanza di Crotone. Gli inquirenti avevano puntato i riflettori su un sistema di prestiti usurari ed episodi estorsivi che avrebbero strozzato diversi imprenditori del territorio cutrese. Se da un lato il sistema accusatorio ha retto per i quattro imputati condannati, per le figure professionali e istituzionali coinvolte — Germinara e Lia — la sentenza di ieri ha rappresentato un totale proscioglimento da ogni accusa.