"Non chiamatelo gazebo e nemmeno etichettatelo come abusivo. Potreste invece chiamarlo Centro di aggregazione, di accoglienza, di conforto e anche sistema ecocompatibile di ombreggiamento. In questi ultimi anni siamo stati attori di una storia creativa, costruttiva per il nostro piccolo centro, abbiamo creato da noi con ciò che (non) avevamo". Così il Comitato pro Bivona dopo il sequestro del gazebo, avvenuto nei giorni scorsi. "Si, perché a Bivona non esiste un luogo di aggregazione, non esistono infrastrutture, non esistono spiagge attrezzate -si legge in una nota - e noi ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo creato una piccola oasi su un tratto di spiaggia quasi abbandonato sia perché poco frequentato, sia perché addirittura, il piccolo viottolo di passaggio era nel totale degrado, pieno di rifiuti di ogni genere. Ma noi non ci siamo persi d’animo e abbiamo pulito e invece di lamentarci di chi non fa, semplicemente ci siamo dati da fare".

Di conseguenza, “bisognerebbe applicare una giustizia più giusta e non a targhe alterne come avviene spesso qui. Il gazebo in questione che è stato oggetto di critiche, anche sui social, ha dato ristoro durante il giorno a famiglie e persone anziane, ha consentito lo scambio e la socializzazione, ha funto da collante in una comunità che invece di disgregarsi ha deciso di unirsi e di trascorrere le vacanze in armonia”. Dunque, “ci chiediamo se qualche volta, in deroga alle norme e ai regolamenti, non bisognerebbe guardare la funzione etica e sociale e non solo quella legale”.