All'Archivio di Stato di Vibo Valentia Mimmo Gangemi presenta "Attenti al Sud"
Si può certamente considerare un successo la sala dell’Archivio di Stato occupata in ogni suo posto il 5 di luglio, in un pomeriggio caldissimo, ideale per un bel bagno al mare, in una Vibo che già d’inverno stenta nei numeri in occasione d’eventi culturali.
Riflessioni sul Mezzogiorno. Il Sud è stato al centro di un confronto vivo e sincero, che ha visto alternarsi le voci di Mimmo Gangemi (autore del libro "Attenti al Sud") e Maurizio Bonanno (Giornalista e Coordinatore) a quelle di giovani e meno giovani, che – sebbene stiano pagando a caro prezzo i meravigliosi scenari naturali, l’ottima enogastronomia e la nobile storia di questo lembo d’Italia - non si sono ancora rassegnati e cercano nelle parole la chiave che apra “il prezioso scrigno dei fatti”. “Attenti al Sud” non è una minaccia, ma un invito a considerare seriamente il doversi, tutti, rimboccare le maniche e, piuttosto che perdersi in lunghe programmazioni di opere incompiute o, peggio, inutili – ci si spinga, tutti (e mettendoci la faccia), oltre il muro dei mali atavici, degli stereotipi, delle bellezze paravento.
Introduzione al libro. “Saggi, romanzi, articoli di giornale, film, documentari in tv, tavole rotonde: quante parole si sono spese sul nostro Sud? Nell’infinito, verbosissimo fiume ci si muove sulle sponde opposte di lamentazioni e rosee previsioni. Si assiste da un lato all’inesauribile casistica degli sprechi, delle clientele, delle criminalità, del degrado. E si vede, sull’altro versante, l’idillio, l’idealizzazione, il folklore che scade nella caricatura. Una sterminata letteratura giunge in soccorso di ogni tesi. Come mai, allora, un altro libro sul nostro Mezzogiorno? La risposta è semplice: nel racconto del meridione, luci e ombre non sono (quasi) mai nella stessa scena. Attenti al Sud è allora il duplice invito a guardare sia le luci sia le ombre, a osservarle nello stesso quadro, a vederle senza partigianeria, a stare in guardia e a portare, anche, però, un’attenzione nuova al tema dell’identità. L’occasione per gettare uno sguardo capace di cogliere luci e ombre è offerta dai contributi di quattro scrittori: il pugliese Pino Aprile, il napoletano Maurizio de Giovanni, il calabrese Mimmo Gangemi, il lucano Raffaele Nigro, quattro autori che sono profondi conoscitori di un territorio sempre più raccontato eppure non abbastanza conosciuto nelle sue ferite e potenzialità”.
Da questa esaustiva introduzione al libro di Antonio Carnevale si sono, sostanzialmente, diramate le strade del dialogo, sfociato anche in taluni esempi concreti di una terra maleodorante di “scarsa sanità, acqua e strade, e di storica sudditanza”. Gli interventi della direttrice dell’Archivio di Stato Marilena Di Renzo, del presidente Uici Rocco Deluca, di quello della Provincia Alfredo Lo Bianco, sono stati solo alcuni tra i tanti suscitati da un volume le cui prime pagine sono state magistralmente lette da Domenico Costa, che ne curerà la registrazione per il prezioso servizio Uici del Libro Parlato, forma divulgativa che si accompagna all’avvenuta trascrizione in braille, affinché la cultura sia concretamente “patrimonio di tutti”.
