Processo ai Piromalli, sono 26 gli imputati ammessi dal gup al rito abbreviato
La loro posizione verrà discussa a partire dall’udienza del 30 gennaio prossimo, quando inizieranno le discussioni
Sono 26 gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato nel processo “Provvidenza”, procedimento contro la cosca Piromalli di Gioia Tauro istruii dalla Distrettuale antimafia di Reggio Calabria.
I nomi Il gup di Reggio Calabria, davanti al quale si sta celebrando l’udienza preliminare, ha ammesso al rito alternativo gli imputati Gioacchino Careri, Domenico Careri, Giovanni Sergio, Pasquale Guerrisi, Annunziata Sciacca, Antonio Pietro Sciacca, Carmela Sciacca, Loredana Sciacca, Francesco Sciacca, Carmine Alvaro, Rocco Saccà, Domenico Stanganelli, Antonio Piromalli (classe ’72), Antonio Piromalli (classe ’39) Pietro Gallo, Grazia Martino, Francesco Arcuri, Amedeo Fumo, Teresa Cordì, Nicola Rucinireta, Alessandro Pronestì, Francesco Trunfio, Cinzia Ferro, Francesco Cordì, Grazia Piromalli, Maria Martino.
Le date La loro posizioni verrà discussa a partire dall’udienza del 30 gennaio prossimo, quando inizieranno le discussioni, prima del pubblico ministero e poi quelle dei difensori.
Per gli altri imputati, una decina che hanno deciso di andare a dibattimento davanti al Tribunale collegiale di Palmi, la data sulla decisione del rinvio a giudizio dovrebbe il 13 gennaio prossimo.
Le accuse L’inchiesta “Provvidenza” gira sulla figura di Antonio Piromalli, 45enne figlio del boss Pino detto “facciazza”, da 20 anni obbligato al carcere duro, ma per la Dda sempre al centro del progetto criminale della cosca. Il giovane Piromalli si sarebbe trasferito a Milano al fine di abbassare l’attenzione degli investigatori dell’antimafia sul clan. Nel capoluogo lombardo, Piromalli istituisce la sua nuova base operativa. I nuovi business lo portano fino alla grande distribuzione degli Stati uniti, dove avrebbe rifilato olio di sansa spacciandolo per extravergine d’oliva made in Italy. Ma gli affari di Antonio Piromalli non prevedevano confini: ortofrutta, edilizia, turismo, centro commerciali, in Italia e negli Usa, in Romania e in Francia. La roccaforte del clan, comunque, rimane a Gioia Tauro, dove Antonio Piromalli poteva contare su una cerchia di fedelissimi.
