Si avvicina la data del 10 aprile 2026, termine che segna la fine di un’era tormentata per l’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia. Dopo 18 mesi di gestione straordinaria, decisa dal Governo Meloni su proposta del Ministro Piantedosi per infiltrazioni mafiose, la terna composta da Gandolfo Miserendino, Gianluca Orlando e Gianfranco Tomao si appresta a lasciare Palazzo ex Inam.

Il passaggio di consegne avviene in un clima di profonda incertezza. Arrivata con l'ambizione di risanare l'ente, la Commissione straordinaria si è scontrata con la fase più critica del sistema sanitario vibonese. Secondo l’Associazione Storico Culturale "Ali di Vibonesità", i numeri parlano chiaro: i commissari si sono insediati nel pieno della bufera e se ne vanno lasciando una sanità ancora in piena crisi, senza aver ottenuto i risultati sperati dai cittadini.

A pesare sulla gestione sono stati anche i dubbi legati alle improvvise dimissioni del Prefetto Vittorio Piscitelli, avvenute mesi fa. Indiscrezioni di palazzo suggeriscono che l’ex coordinatore della terna abbia preferito lasciare l'incarico di fronte all'assenza di risposte concrete dalla Regione Calabria al suo piano di ripresa.

Con l’uscita di scena dei commissari, l’interrogativo che agita la comunità è uno solo: l’Asp resterà commissariata o verrà nominato un Direttore Generale? L’associazione "Ali di Vibonesità" lancia una proposta netta al Presidente della Regione e Commissario ad acta, Roberto Occhiuto: voltare pagina superando la "cultura dell’appartenenza" e le nomine calate dall'alto.

«Affidare la poltrona più scottante di Vibo a un professionista locale è una spinta che arriva dal popolo — sostengono dall'associazione —. Serve un manager giovane e capace che conosca la storia, i disagi e l'odissea della sanità vibonese».

In un momento in cui il Presidente Occhiuto punta a recuperare credito politico attraverso il progetto delle "dieci belle cose del 2026" e la costruzione del nuovo ospedale, la nomina di un dirigente che conosca profondamente la medicina territoriale potrebbe rappresentare la chiave per assicurare la "normalità" della gestione. La richiesta è chiara: basta "generali" o amici di partito inviati da Roma; per il riscatto di Vibo Valentia serve un’intelligenza che appartenga al territorio e che sappia guidare l’Asp fuori dal tunnel della crisi.