Il boss di ‘ndrangheta Luigi Mancuso “non è che seguiva l’esempio di altri, era lui a fare le cose: Luigi Mancuso non segue esempi, sono gli altri che seguono l’esempio suo”. E “tutte le cosche ambivano ad avere rapporti con lui”. Così in collegamento con l’aula bunker di Lamezia Terme, nel corso del maxi processo Rinascita Scott, il pentito Raffaele Moscato ha spiegato la caratura criminale del boss di Limbadi. “Luigi Mancuso - ha aggiunto - voleva costituire un altro Crimine da Vibo in su, voleva distaccarsi dalla provincia di Reggio come aveva fatto Nicolino Grande Aracri”. Interrogato dal pm Annamaria Frustaci, il collaboratore di giustizia ha dato la sua definizione di “Crimine”, un struttura di vertice dai contorni ancora non ben definiti nel maxi processo: “Il Crimine di solito ce l’ha sempre avuto San Luca, è lo strumento della ‘ndrangheta che viene girato nelle famiglie più prestigiose”.

Ostriche e champagne.
Nel corso della deposizione Moscato ha parlato anche del boss di San Gregorio d'Ippona Saverio Razionale. “In occasione delle visite a Roma - ha dichiarato - lo incontravamo in un albergo vicino casa sua", dove una volta anche loro erano stati ricevuti "con ostriche e champagne”. Aggiungendo che “Saverio Razionale aveva contatti ovunque, una persona introvabile la trovava in una settimana, aveva amicizie a livelli impressionanti: il suo nome non era indifferente alla criminalità”. Precisando, inoltre, che tra le attività in suo possesso a Roma c’era anche un night club: “Ce l’aveva e lo voleva vendere, aveva proposto a Rosario Battaglia di comprarlo, ma lui aveva detto che non lo voleva”.

Il pestaggio per "fare un piacere" a Gianfranco Ferrante.
A proposito di attività commerciali, il collaboratore di giustizia ha tirato in mezzo anche il Cin Cin Bar, locale davanti all’ospedale “Jazzolino” di Vibo, che “era un’attività ambita a livello di estorsione perchè guadagnava tantissimo”, ma “Damiano Vallelunga non lo voleva toccato, ovvero che non doveva pagare nessuna estorsione”. Il proprietario di allora, Gianfranco Ferrante, aveva “una simpatia con i Lo Bianco e i Mancuso, non lo so dire al 100% con sicurezza ma si metteva a disposizione con tutti quanti”. Ed era “in ottimi rapporti” anche con il gruppo di Andrea Mantella. Il pentito ha quindi raccontato di un “pestaggio” fatto dai Piscopisani per fargli un favore: “È successo nel 2011 - ha dichiarato - che un certo Carnovale del mobilificio di Piscopio è andato da Ferrante a farsi cambiare un assegno. Il giorno del recupero l’assegno aveva dei problemi, e avevano avvertito questo Carnovale di portare i soldi a Ferrante. Non l’ha fatto e allora Sarino Battaglia l’ha pestato per fare un piacere a Ferrante, dicendogli ‘ora trovi i soldi e glieli vai a dare’”.

Mario Lo Riggio "è amico nostro".
Una domanda è stata dedicata anche alla figura di Mario Lo Riggio, imputato nel maxi processo, imprenditore di Vibo Marina. "A marzo 2012 - racconta il pentito Moscato - l'ho fatto chiamare per conto di Rosario Battaglia perchè gli doveva dare 10mila euro a titolo estorsivo. Lui rispose che la moglie aveva un brutto male e non poteva darli. Dopo qualche giorno si sono visti con Rosario Battaglia e Lo Riggio ha tolto 3-4mila euro, non tutta la somma. Poco dopo è arrivato Gregorio Gasparro - in favore di Lo Riggio -  dicendo di lasciarlo stare perchè 'è amico nostro'". "Ribadendo più volte - specifica il collaboratore di giustizia - di lasciarlo stare".