La Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta da Antonio Giglio con i giudici Carlo Fontanazza e Barbara Saccà, ha emesso la sentenza di secondo grado nel processo “Valle dell’Esaro”, inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro con il pubblico ministero antimafia Alessandro Riello e condotta dalla Squadra Mobile di Cosenza. L’indagine ha interessato i comuni di Roggiano Gravina, Tarsia, Spezzano Albanese, San Lorenzo del Vallo, Terranova da Sibari, Castrovillari, San Marco Argentano e Acri, riguardando presunti traffici di stupefacenti nella Valle dell’Esaro.

Punto centrale del verdetto è l’assoluzione di Antonio Giannetta, difeso dall’avvocato Gianpiero Calabrese, dall’accusa di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico (capo 1), contestazione per la quale era stato in primo grado indicato come presunto “broker” del gruppo legato ai Presta di Roggiano Gravina. La Corte lo ha condannato soltanto per una singola cessione di droga, rideterminando la pena a 5 anni e 6 mesi di reclusione e 21mila euro di multa.

Assoluzioni per il capo 1 sono state pronunciate anche nei confronti di: Augusto Cardamone, Domenico Cesare Cardamone (condannato solo per il capo 3 a 3 anni e 4 mesi), Gianpaolo Ferraro, Roberto Eugenio Gallo, Antonio Orsini, oltre a Giannetta.

Numerosi capi di imputazione relativi a singole cessioni di droga sono stati dichiarati estinti per prescrizione, con riduzioni delle pene per: Armando Antonucci (15 anni e 5 mesi), Lorenzo Arciuolo (6 anni e 8 mesi), Alessandro Avenoso (6 anni e 9 mesi), Rocco D’Agostino (6 anni e 8 mesi), Damiano Diodati (6 anni e 8 mesi), Cristian Ferraro (13 anni e 4 mesi), Michele Fusaro (6 anni e 8 mesi), Giovanni Garofalo (6 anni e 9 mesi), Remo Graziadio (6 anni e 8 mesi), Erik Grillo (6 anni e 8 mesi), Mauro Marsico (6 anni e 8 mesi), Filippo Orsino (6 anni e 8 mesi), Antonio Pacifico (6 anni e 8 mesi), Giuseppe Palermo (6 anni e 8 mesi), Vincenzo Santamaria (6 anni e 8 mesi), Mario Sollazzo (15 anni e 11 mesi) e Raffaele Sollazzo (6 anni e 8 mesi).

Per Francesco Ciliberti, la Corte ha riconosciuto la continuazione con la sentenza Reset del GIP di Catanzaro del 19 dicembre 2024 e ha rideterminato la pena complessiva a 18 anni e 4 mesi, disponendone l’immediata liberazione essendo cessata la misura cautelare.

Le condanne confermate riguardano: Sergio Cassiano (6 anni e 9 mesi), Giuseppe Ferraro (6 anni e 10 mesi), Fabio Giannelli (6 anni e 10 mesi), Luigi Gioiello (6 anni e 8 mesi), Francesco Iantorno ’78 (6 anni e 9 mesi), Francesco Iantorno ’84 (6 anni e 8 mesi), Roberto Iantorno (10 anni e un mese), Attilio Martorelli (10 anni), Massimo Orsini (7 anni), Mario Palermo (13 anni e 4 mesi), Marco Patitucci (10 anni), Antonio Domenico Postorivo (10 anni e un mese), Antonio Presta (23 anni e 10 mesi), Giuseppe Presta (15 anni e 3 mesi), Roberto Presta (collaboratore di giustizia, 8 anni e 10 mesi) e Giovanni Sangineto (6 anni e 10 mesi).

Tutti gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali. Il collegio difensivo comprende tra gli altri gli avvocati: Antonio Quintieri, Maurizio Nucci, Enzo Belvedere, Angela Carnovale, Luigi Caravelli, Ferruccio Mariani, Giuseppe Manna, Francesco Boccia, Marcello Manna, Luca Donadio, Giuseppe Bruno, Giuseppe De Marco, Alessandro Diddi, Angiolino Franco, Pierluigi Pugliese, Carlo Esbardo, Franco Locco, Gianpiero Calabrese, Mario Scarpelli, Luca Acciardi, Giuseppe Fioramante e Osvaldo Rocca.

La sentenza ridefinisce in parte il quadro sanzionatorio e segna un passaggio fondamentale del processo, tra assoluzioni, prescrizioni e conferme di condanna, confermando l’impegno della Corte d’Appello nel bilanciare le garanzie difensive con le esigenze di contrasto al narcotraffico nella Valle dell’Esaro.