Sanità, Oliverio snobbato dal Partito ... democratico e dal governo...amico
Il governatore pensa al rimpasto in giunta dopo le dimissioni dell'assessore Carmela Barbalace, ma i tempi non sono affatto certi
di TONINO FORTUNA
Il governo di centrosinistra risponde ancora una volta picche al presidente calabrese, peraltro, della medesima area politica. Insomma, ai piani alti di Largo del Nazareno il nome di Mario Oliverio continua a non passare come era accaduto in avvio di consiliatura. E così mentre in Campania il governatore, "l'illustrissimo" Vincenzo De Luca, assume la guida del comparto, in Calabria ancora si tentenna e comunque un dato può ritenersi accertato: non sarà Oliverio il successore di Massimo Scura.
I motivi. Due le ragioni di fondo: la prima è legata al fatto che il Pd ha avuto la Regione che più gli interessava e dunque, la Calabria, fanalino di coda come sempre, andrà ad Ncd. La seconda è da individuare nella mancanza di garanzie e dall'instabilità di un esecutivo ripetutamente minacciato da inchieste giudiziarie. Ultimo caso in ordine di tempo le dimissioni dell'assessore Carmela Barbalace, indagata nell'ambito dell'inchiesta "Mandamento" della Dda di Reggio Calabria contro i clan della Jonica.
Il rimpasto. Il governatore dovrebbe , intanto, mettere pure mano alla propria giunta, magari sancendo la fine dell'era dei tecnici, ma i fatti di questi giorni non stanno agevolando la sua decisione. E poi, si sa, Oliverio non ha mai brillato in quanto a rapidità nelle scelte.
L'era Scura. Ma il nodo-sanità rimane cruciale. E a prescindere dai toni altisonanti della minoranza e degli spettri complottistici agitati da qualche rappresentante del Pd, la politica regionale mantiene inalterato il suo tasso di inaffidabilità agli occhi del governo centrale. E ciò nonostante, negli anni di commissariamento, le cose non sono cambiate. Su rete ospedaliera, servizi sul territorio, emergenza-urgenza e precari non sono arrivate dalla diade Scura-Urbani risposte confortevoli. Nè si può dire che, conti a parte, i Lea oggi siano garantiti in modo accettabili in tutta la regione. Ma "colui che tutto move", ovvero, il presidente del Consiglio ombra Matteo Renzi, evidentemente ritiene che con la sanità nelle mani della politica locale le cose potrebbero andare anche peggio. E' davvero così? Agli elettori, che presto torneranno alle urne, l'ardua sentenza!
