Regione, regolare l'incarico di dirigente conferito a Vincenzo Caserta. Non ci fu falso
Crollano sotto i colpi della difesa le accuse di falso e di abuso d’ufficio contestate dalla Procura di Catanzaro all'ex direttore del settore Politiche sociali
Il giudice per l’udienza preliminare di Catanzaro, Claudio Paris, ha emesso una sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Vincenzo Caserta perché il fatto non sussiste. Sotto la lente di ingrandimento della Procura di Catanzaro era finita la nomina di Caserta a dirigente del settore “Politiche sociali, Politiche della famiglia, Servizio civile, Volontariato, Terzo settore della Regione Calabria”, avvenuta nel 2014. Le indagini erano partite dalla denuncia di una concorrente, Alessandra Celi, ad avviso della quale Caserta sarebbe stato nominato illegittimamente al suo posto. Tesi sposata dagli inquirenti che, nel 2014, avevano chiuso le indagini ipotizzando nei confronti dell’indagato plurime ipotesi di reato (alcune anche in concorso con il dirigente generale di allora, Bruno Calvetta.
L'ipotesi accusatoria. Secondo il pm Caserta avrebbe conseguito l’incarico di dirigente di settore (a discapito della Celi) dichiarando falsamente, nella domanda di partecipazione, di possedere i requisiti di “anzianità dirigenziale” previsti dal relativo bando. In particolare, l’indagato avrebbe «attestato falsamente» nella dichiarazione resa al dipartimento “Organizzazione e personale” di essere in possesso dei richiesti requisiti di partecipazione e segnatamente di “aver svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali”. In tal modo, si sarebbe procurato un ingiusto vantaggio, professionale e patrimoniale, a scapito dell’altra aspirante allo stesso ruolo, appunto la dottoressa Alessandra Celi.
La tesi difensiva. A seguito dell’esercizio dell’azione penale, la difesa del Caserta, rappresentata dagli avvocati Giancarlo Pittelli, Crescenzio Santuori e Francesco Iacopino, ha contestato punto per punto la ricostruzione dei fatti e degli atti operata dall’accusa. In particolare, grazie anche a un’approfondita attività di investigazione difensiva, i legali sono riusciti a dimostrare, per un verso, i limiti – documentali e di merito – della tesi d’accusa, e, per altro verso, la piena genuinità dell’autocertificazione presentata dal dirigente e, più in generale, la assoluta correttezza dell’agire di quest’ultimo. Tesi difensiva che ha pienamente convinto il giudice per l’udienza preliminare, tanto da dar luogo a un verdetto totalmente liberatorio per Vincenzo Caserta. Esito, quest’ultimo, che chiude definitivamente l’incresciosa vicenda, passata al vaglio, dapprima, del Tar Catanzaro, adìto dalla dottoressa Celi (la quale ha addirittura rinunciato alla pronuncia cautelare a seguito della difesa svolta dal dottore Caserta); quindi, in sede disciplinare da parte della Regione Calabria, che ha archiviato il procedimento accogliendo le analoghe tesi difensive.
Viva soddisfazione è stata espressa dai legali al termine dell’udienza. “Il dott. Vincenzo Caserta – hanno dichiarato i difensori – ha sempre sostenuto, anche pubblicamente, di aver ricevuto l’incarico Dirigenziale nel pieno rispetto delle regole e di avere sempre agito nel rigoroso perimetro della legalità. Oggi, dopo quattro anni di sofferenze morali, finalmente la verità storica si incontra con la verità processuale. Il nostro assistito riceve, in tal modo, il giusto riconoscimento che merita: l’attestazione della correttezza formale e sostanziale del proprio operato. Siamo molto contenti per lui”.
