'Ndrangheta, arsenale da guerra per il clan: «Abbiamo pure un bazooka per comandare»
L'inchiesta smantella il gruppo del narcotraffico: 13 arresti. Le rivelazioni dei pentiti e le intercettazioni choc: «Cercavamo pistole e Kalashnikov per spianare i rivali»
Non solo un'efficiente rete per lo smercio di stupefacenti, ma un vero e proprio gruppo d'assalto pronto alla guerra. È quanto emerge dai dettagli dell'inchiesta “Desert Storm”, che mercoledì ha portato all'arresto di 13 persone (10 in carcere e 3 ai domiciliari) da parte dei Carabinieri di Crotone. Secondo la gip del Tribunale di Catanzaro, Fabiana Giacchetti, il gruppo operante a Cirò Marina sotto l'influenza della storica cosca Farao-Marincola poteva contare su un arsenale variegato e micidiale.
Le porte del carcere si sono aperte per Antonio Aloisio, Salvatore Arabia, Cataldo Cozza, Luca Frustillo, Alessandro Giglio, Carmine Graziano, Mario Morrone, Antonio Murano, Basilio Paletta e Gaetano Potenza. Agli arresti domiciliari sono finiti Domenico Pio Aloisio, Antony Dell'Aquila e Sante Morrone. Per tutti l'accusa è di aver fatto parte di un'organizzazione dedita al traffico di droga, supportata da una disponibilità di armi di ogni calibro.
A delineare la gravità del quadro indiziario sono le intercettazioni e, soprattutto, le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaetano Aloe. Il pentito, interrogato dalla DDA, ha descritto con precisione la "potenza di fuoco" del clan: «Tutti l’armi avìumu nui, Kalashnikov, fucili a pompa», ha rivelato agli inquirenti. Aloe è andato oltre, riferendo dell'esistenza persino di un bazooka, a conferma della capacità della cosca di procurarsi armamento bellico per imporre il proprio dominio sul territorio.
Dalle indagini emerge anche il monitoraggio costante del mercato nero. In un'intercettazione del febbraio 2023, Carmine Graziano chiedeva a un interlocutore di procurargli «un paio di macchine» (termine in codice per indicare le pistole). In un caso specifico, Graziano si sarebbe lamentato per aver ricevuto una pistola difettosa, pretendendo la restituzione dei 500 euro versati per l'acquisto.
A riscontro di queste attività, i militari dell'Arma avevano già rinvenuto nel 2023 una Beretta calibro 7,65 con decine di munizioni nell'abitazione di un presunto affiliato. Un quadro che, per la Procura guidata da Domenico Guarascio, conferma come il narcotraffico cirotano fosse blindato da una struttura paramilitare pronta a intervenire in caso di frizioni con gruppi rivali o per il controllo delle piazze di spaccio.
