Si tratta di Luigi e Pantaleone Mancuso, esponenti di primo piano della famiglia di Limbadi e di Domenico Bonavota, ex sodale di Andrea Mantella

Luigi Mancuso, Pantaleone Mancuso (detto l'Ingegnere) e Domenico Bonavota. Sono ben tre i boss della ndrangheta dileguatisi a distanza di pochi mesi.  Lo hanno fatto tutti in violazione del regime di sorveglianza speciale al quale erano stati sottoposti. Le ragioni di questa scelta devono essere ancora del tutto comprese. Non si esclude che le rivelazioni dei nuovi collaboratori di giustizia possano averli spinti ad un simile gesto.

luigi-mancusoSpariti nel nulla. Il primo a rendersi irreperibile è stato il sessantunenne Luigi Mancuso (nella foto), l'uomo che si schierò contro le stragi di Cosa Nostra. Era stato in carcere ben 19 anni ed era tornato libero il 21 luglio 2012. Condannato nei processi "Tirreno" e "Count Down", era stato invece assolto nei procedimenti "Genesi" e "Dinasty".  A distanza di circa un anno è sparito anche Pantaleone Mancuso, alias l'ingegnere, responsabile, secondo l'accusa, del duplice tentato omicidio di Romana Mancuso e Giovanni Rizzo. Il boss era stato bloccato in America Latina, ma una volta estradato in Italia e processato si era visto assolvere per mancanza di prove.

Domenico Bonavota

Il "caso" Bonavota. Ultimo della serie di presunti boss ad essersi dato alla macchia è Domenico Bonavota, 37 anni, esponente di primo piano dell'omonima famiglia di Sant'Onofrio. Le sue tracce si sono perse da oltre due mesi, quasi in sincronia con il pentimento di Andrea Mantella, ex sodale dei Bonavota,  e con le sue prime dichiarazioni. Insieme avrebbero voluto contrastare l'egemonia sul territorio della cosca Mancuso di Limbadi. (red3)

 

 

In relazione a quanto sopra, dall'avvocato Francesco Sabatino riceviamo e pubblichiamo: "In ordine all’articolo apparso sulla Vs. testata giornalistica in data 11 novembre 2016 identificato dal titolo “I pentiti parlano e tre boss del Vibonese si dileguano”, quale difensore di Luigi Mancuso e Pantaleone Mancuso cl. 9/61 ritengo doverose alcune precisazioni. In particolare la lettura dell’articolo da parte del comune  cittadino (che non partecipa ai processi o che comunque non ha la disponibilità del materiale investigativo osteso dall’Ufficio di Procura) farebbe pensare ad una nesso logico tra la decisione di collaborare con la giustizia di alcuni soggetti come Mantella Andrea e Moscato Raffaele e il successivo “allontanamento” degli assistiti che va categoricamente smentita sulla base del mero esame delle stesse circostanze processualePeraltro è sufficiente rilevare che non vi sia alcuna corrispondenza nei tempi rispetto all’inizio delle due collaborazioni (Marzo 2015 e Maggio 2016). Quanto a Pantaleone Mancuso occorre altresì evidenziare che questi non abbia violato alcuna misura (essendo stato scarcerato dal Tribunale del Riesame di Catanzaro nel giudizio di rinvio a seguito di annullamento della Suprema Corte) e soprattutto occorre ancora una volta smentire categoricamente che questi al momento dell’arresto in Argentina sia stato trovato in possesso di una grossa somma di denaro. Ciò posto mi auguro che le presenti indicazioni possano contribuire a dare una visione più obbiettiva di vicende processuali che nel corso del tempo hanno comunque impegnato le cronache dei giornali".

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