Si è ripetuto l'atteso "miracolo" di San Gennaro. Oggi, come ogni 19 settembre, Napoli si è fermata in attesa della liquefazione del sangue attribuito al martire e contenuto in ampolle, custodite in una cassaforte nella cappella del Tesoro in Duomo. Un rito antichissimo, che viene celebrato da molti secoli e che ancora oggi è per i napoletani un simbolo di buon auspicio. Ad annunciare l'avvenuta liquefazione, salutata con fazzoletto bianco sventolante, è stato il cardinale Crescenzio Sepe alle 10.04: le sue parole sono state accolte da un lungo applauso e da grida di giubilo dei fedeli riuniti nella Cattedrale.  "E' il segno della bontà, benevolenza, misericordia e amore per noi, per Napoli, per la Campania, per la Chiesa - ha detto Sepe -. Ma anche un invito a tenerci stretti stretti, come nostro parente e nostro amico, il nostro protettore San Gennaro. Viva San Gennaro".

Ma cosa succede quando non viene fatto “o’ miracolo”, ossia quando l'arcivescovo - il sacerdote deputato a compiere il rito - prende in mano l'ampolla ma il sangue non si scioglie?

La non liquefazione del sangue è un pessimo presagio per Napoli e la Campania. Ogni volta che il sangue non si è sciolto, che il "miracolo" non si è compiuto, si sono verificati terribili eventi in tutto il Paese, non solo nel capoluogo campano: per i credenti questa non è una mera coincidenza. Ad esempio, nel 1939 e nel 1940, in corrispondenza dell’inizio della seconda guerra mondiale, il sangue non si è sciolto. Oppure nel 1973, quando Napoli era soggiogata dal colera, il miracolo non ci fu e la liquefazione del sangue non avvenne. E così accadde anche nel 1980, l’anno del terribile terremoto in Irpinia.

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