Si sentiva abbandonato dallo Stato. Un'insofferenza divenuta insopportabile tanto da portarlo al gesto più estremo, il suicidio. Ci sarebbe anche questo tra le righe della lettera che i carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia hanno trovato vicino al corpo di Bruno Fuduli, il 58enne ex collaboratore di giustizia che si è impiccato ad un albero in un terreno di Filandari nel pomeriggio di ieri. La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha avviato gli accertamenti di rito dai quali, comunque, non è emerso alcun elemento che possa fare supporre la responsabilità di terzi nella morte di Fuduli. Per dissipare tutti i dubbi è stato disposto anche un esame cadaverico sul suo corpo ma per gli inquirenti non ci sarebbero dubbi: suicidio.

In più occasioni e anche in forme plateali, Fuduli, che era fuoriuscito dal programma di protezione per sua volontà, aveva dichiarato di sentirsi abbandonato dallo Stato. Da infiltrato nel Ros dei carabinieri Fuduli ha permesso il sequestro di grossi quantitativi di cocaina. Con l'inchiesta "Decollo", grazie anche al suo apporto, la Dda di Catanzaro aveva messo a segno centinaia di arresti tra diverse regioni italiane, Colombia, Venezuela e Australia.

Una vita da film, spericolata e controversa, quella di Bruno Fuduli, tra alti e bassi. Attualmente si trovava sotto processo a Roma dopo essere rimasto coinvolto in un'altra operazione antimafia denominata Overloading. In primo grado era stato condannato per traffico di cocaina a 16 anni di reclusione. Assolto da tutte le accuse in un altro processo scaturito da un'altra operazione antidroga, Overing, celebratosi dinnanzi al Tribunale di Vibo e conclusosi proprio lo scorso anno.

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