Lamezia, il deputato 5 stelle d'Ippolito rinviato a giudizio per frode processuale
Il deputato del Movimento 5 Stelle Giuseppe d’Ippolito è stato rinviato a giudizio dal Gup del Tribunale di Lamezia Terme con l'accusa di frode processuale. Il fatto contestato riguarda l'udienza del 7 maggio 2018 davanti al Tribunale Monocratico di Lamezia Terme (in un altro processo) dove il deputato è stato condannato per il reato di diffamazione nei confronti del senatore Pietro Aiello. Nel corso dell’udienza D’Ippolito ha prodotto una registrazione della propria conferenza stampa nel corso della quale aveva pronunciato le espressioni che il senatore Aiello aveva giudicato diffamatorie, sostenendo di non averle riferite. Successivamente è stato poi prodotto in giudizio l’originale della registrazione della conferenza stampa dalla quale è emerso che che d’Ippolito aveva effettivamente pronunziato le espressioni offensive.
Dopo la sentenza di condanna dell’avvocato d’Ippolito il senatore Pietro Aiello, assistito nel precedente giudizio dall’avvocato Nunzio Raimondi, ha denunciato alla Procura della Repubblica il parlamentare M5S per frode processuale. Nell'udienza di oggi il pm ha chiesto di non doversi procedere perché il fatto non sussiste. L’avvocato Raimondi, costituitosi parte civile nell’interesse del senatore Aiello, dopo una lunga discussione ha invece insistito per l’emissione del decreto che dispone il giudizio, tesi infine accolta dal Tribunale.
"Condotta molto grave"
Al termine dell’udienza l’avvocato Nunzio Raimondi, difensore del senatore Aiello, ha rilasciato una breve dichiarazione: "La richiesta di proscioglimento avanzata quest’oggi dall’Ufficio di Procura in udienza contrastava con la prova granitica raccolta dallo stesso Ufficio di Procura a carico dell’avvocato d’Ippolito nel corso delle indagini preliminari. Nonostante gli sforzi compiuti dall’ottima difensore dell’imputato, il giudice non ha potuto, quindi, che prendere atto degli inoppugnabili elementi di prova a carico e rinviare a giudizio l’imputato. L’accusa elevata nei confronti dell’imputato riguarda una condotta molto grave che, se dimostrata nel prossimo dibattimento, potrebbe condurre ad una pena severa proprio in quanto idonea a trarre in inganno un giudice in un procedimento penale".
"Il reato non c'è"
Il difensore del deputato d'Ippolito, l'avvocato Silvia Gulisano, ha invece commentato: "Nel prossimo dibattimento in Tribunale avrò sicuramente modo di far valere le ragioni del mio assistito che tra l’altro hanno visto concorde la stessa pubblica accusa che aveva chiesto il non luogo a procedere. Nessuna condotta illecita, come ho già sostenuto – forte di precedenti giurisprudenziali persino della Corte Costituzionale – nel corso dell’udienza preliminare, è riconducibile al mio assistito onorevole Giuseppe D’Ippolito. In realtà si tratta di un reato che non c’è, in quanto il deposito del file audio non ha tratto in inganno il Giudice che non ne ha tenuto conto ai fini della sentenza, peraltro prontamente da me appellata".
